«Il Rugby, valori oltre lo sport: speriamo nel traino del Sei Nazioni»
Lodi, Faustina. Sul campo “Capra” si allena il Barbarossa Rugby Lodi. Ce ne parla il responsabile del minirugby Lorenzo Ghigliotti.
Quando è nata la vostra associazione?
«È sorta sulle ceneri di una vecchia società nel 2011, partendo da qualche squadra giovanile e dalla Seniores».
Avete scelto un nome importante, Barbarossa, per evidenziare il legame con la città?
«Ci proviamo, vogliamo rappresentare Lodi nel nostro sport».
. Video di Alexandru Ploiesteanu
Il rugby è una disciplina che, più di altre, esalta valori e spirito di sacrificio...
«Il sostegno è la cosa più importante. Non ci deve essere uno che vada più forte degli altri, non c’è la vera e propria stella, è una parafrasi della vita: si va tutti alla stessa velocità ed il passaggio della palla ovale è fatto all’indietro, per potere avanzare insieme».
In Italia il rugby fatica a decollare come disciplina giovanile. Perché?
«La concorrenza del calcio è spietata. Poi dipende anche dalle realtà sportive presenti in città. A Lodi ad esempio ci sono hockey e atletica».
La Nazionale sta ottenendo consensi importanti, anche nel “Sei Nazioni”: potrebbe essere uno stimolo?
«Direi di sì. È successo già in passato, quando la Nazionale entrò nel Sei Nazioni, che ci fosse un interesse maggiore verso il rugby. Dopo abbiamo avuto un calo, ma adesso si sta riprendendo grazie ad alcuni tecnici che sono venuti dall’estero ed hanno lavorato sui giovani».
A Lodi quante squadre avete?
«Dall’Under 6 fino alla Seniores. Le squadre di Under 6 , 8, 10 e 12 sono in esclusiva, in quanto formate da soli nostri giocatori. Invece per le Under 14, 16 e 18 facciamo sinergia con altre squadre».
Il vostro quartier generale è il campo “Capra”, ma avete anche una Club House, di che si tratta?
«È la casa del club, dove si organizza il “terzo tempo”. Dopo gli allenamenti ci si ferma per chiacchierare, fare riunioni, “fare casa”. Si tratta di una tradizione inglese, da quest’anno finalmente abbiamo anche noi la Club House, dopo anni di peripezie».
Quanti iscritti avete?
«Una quarantina nel minirugby, se comprendiamo altri giovani, sempre più grandi ma minorenni, arriviamo sulla sessantina».
Quindi, compresa la formazione Seniores, quanti atleti annoverate?
«Un centinaio».
Quali sono i risultati migliori?
«Pratico questo sport da quasi 40 anni, del risultato non interessa molto. Dobbiamo fare crescere i ragazzi insegnandogli rugby e valori».
La Seniores a che campionato partecipa?
«Un campionato Uisp, fuori dalla Federazione italiana rugby, nel quale possono giocare anche le ragazze e gli attempati come me. Il rugby è uno sport di contatto, a 44 anni si deve smettere di giocare, in Uisp si può invece continuare ed io ne sono un esempio. La fase a gironi si è appena conclusa e verranno disputati i Play off per cercare di vincere il campionato».
Siete un’associazione che si appoggia ai volontari, se ne trovano?
«Non è facile, ma chi decide di impegnarsi poi dà veramente tutto».
Cos’è il touch rugby? Chi lo pratica?
«I genitori, che si cimentano senza contatto e senza placcaggio, facendo un mini campionato. Si divertono molto».
Perché vi siete iscritti alla Consulta dello Sport di Lodi? Una vostra dirigente, Francesca Mulazzi, è peraltro la vicepresidente?
«Per essere partecipi e decidere qualcosa anche al di fuori del nostro sport. Il rugby è bello perché è inclusivo. Credo molto nell’interdisciplinarità».
Cosa fare per unirsi a voi?
«Abbiamo un sito e basta registrarsi. Poi si può fare anche una prova sul campo, per un mese in forma gratuita».
Perché un ragazzo dovrebbe scegliere il rugby?
«Il rugby è uno sport completo. C’è posto per i grandi, per quelli veloci, per i piccoli, per quelli lenti, ma soprattutto c’è il rispetto per gli altri, che per noi è fondamentale».
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