Don Grecchi tra sport e comunità cristiane

Don Grecchi tra sport e comunità cristiane

L’assistente ecclesiale del Csi di Lodi apre la porta al «Cittadino»

Lo sport e le comunità cristiane: un binomio che oggi fatica più di ieri ma che nel Lodigiano mantiene comunque una presenza tutt’altro che debole. Per parlare di questo (ma non solo), a pochi giorni dal Natale, “il Cittadino” ha bussato la porta della parrocchia di Dovera: ad aprirci è don Stefano Grecchi, parroco da poco più di due mesi e soprattutto assistente ecclesiastico del comitato lodigiano del Centro sportivo italiano dal 2018.

Qual è il ruolo del Csi in Italia oggi? «Utilizzo alcuni spunti emersi anche nel convegno nazionale organizzato per i 75 anni del Csi. Le associazioni sono testimoni del “mettersi in gioco” e occorre valorizzare lo sport se questo nella propria comunità ha “tasso” educativo. Un tema importante, che mi sta molto a cuore, è riflettere sempre sulla scelta di dare spazio allo sport di una parrocchia: a volte lo si fa per inerzia, invece è giusto ogni tanto domandarsi perché si fa fare sport ai ragazzi e se lo si fa con le persone giuste».

«Le adesioni e i numeri dei tesserati non sono tutto e in questo caso cito don Jonathan De Marco, direttore dell’ufficio nazionale Cei per turismo, tempo libero e sport: se con lo sport la parrocchia ha la finalità di dotare i ragazzi di vita felice occorre che a insegnarlo e dirigerlo siano persone di qualità, altrimenti è meglio mettere il lucchetto al cancello del campo. Il Csi ha anche il ruolo di riconoscere le parrocchie dove le realtà oratoriali stanno morendo: il Lodigiano per fortuna ha una situazione molto più felice di altre zone d’Italia».

Don Grecchi affronta anche il capitolo genitori, un argomento divenuto parecchio problematico negli ultimi anni. «Mi rifaccio alle dichiarazioni di don Alessio Albertini al vostro giornale: dovrebbe essere regalato loro durante le partite dei figli un gratta e vinci, perché paradossalmente è più facile vincere in questo modo piuttosto che vedere il proprio pargolo giocare ai Mondiali, e un chupa-chups per impedir loro di insultare. Applaudo per spirito di servizio mamme e papà che affiancano la società sportiva e rispettano il ruolo dell’allenatore, diversamente è meglio che stiano a debita distanza».


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