Calcio Eccellenza - Il verdetto del giudice sportivo dopo gli insulti razzisti: due giornate di squalifica a Faye del Codogno e ammenda al Carpenedolo BSV Garda

L’attaccante azzurro accusato di condotta poco sportiva e la società avversaria dovrà pagare 155 euro

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Codogno

Due giornate di squalifica a Faye, attaccante del Codogno (condotta antisportiva dopo il termine della gara) e appena 155 euro di ammenda al Carpenedolo BSV Garda (per aver permesso l’accesso al campo a personale non in distinta). È questo il bilancio della decisione del Giudice Sportivo sui fatti di domenica scorsa al «Mundial 82» di Carpenedolo, dove Faye è stato vittima di un insulto razzista a fine gara.

Una decisione che lascia più di una perplessità e che riporta al centro una domanda fondamentale: quanto pesa, davvero, la lotta al razzismo nel calcio dilettantistico e, in generale, dello sport?

Al di là delle valutazioni strettamente disciplinari, colpisce la sproporzione percepita tra la squalifica inflitta al giocatore e la modesta sanzione economica comminata alla società. Perché il razzismo non può essere considerato un episodio come un altro, né può essere archiviato con una multa che rischia di apparire poco più di un costo accessorio.

Il calcio, anche quello dei campi di provincia, ha una responsabilità educativa e sociale. Difendere chi subisce un insulto razzista significa affermare che la dignità di una persona viene prima del risultato, della rivalità e di qualsiasi regolamento interpretato in modo burocratico.

Le sanzioni devono naturalmente basarsi sui fatti accertati e sulle norme federali. Ma proprio per questo è legittimo chiedersi se la risposta sia stata adeguata alla gravità dell’episodio.

Perché contro il razzismo non bastano le dichiarazioni di principio: servono decisioni che trasmettano un messaggio chiaro. A tutti, dentro e fuori dal campo.

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