Calcio a porte chiuse, le società lodigiane non ci stanno

Calcio a porte chiuse, le società lodigiane non ci stanno

«Chi prende queste decisioni non credo conosca quanti sacrifici facciamo per passione e per amore di questo sport»

«Chi prende queste decisioni non credo conosca quanti sacrifici facciamo per passione e per amore di questo sport». Le parole di Alessandro Mallica, direttore sportivo della Nuova Zorlesco, società di Seconda Categoria, sintetizzano molto bene le sensazioni di dirigenti, giocatori e allenatori delle squadre del Lodigiano per la decisione della prefettura di far disputare le partite di Coppa Italia e Coppa Lombardia a porte chiuse. «Abbiamo investito tempo e risorse per adeguare l’impianto, abbiamo seguito tutte le procedure, e poi due giorni prima della partita ci dicono che non possiamo accogliere gli spettatori», sottolinea Michele Marseglia, direttore tecnico del Codogno che aveva anche avviato la prevendita dei biglietti per il derby con il Sancolombano. Tutto inutile: stadi vuoti con il pieno di rammarico delle società, che senza pubblico e con regole incerte anche per il protocollo sanitario da seguire in caso di problematiche legate al covid vedono addensarsi nubi grigie sul loro futuro.


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