Amatori, tutto nacque in quella “final eight”

Amatori, tutto nacque in quella “final eight”

La conquista della Coppa Italia nel 2016 sotto la guida di Paolo De Rinaldis diede il “la” al grande ciclo dei giallorossi

È domenica pomeriggio e circa cinquecento lodigiani viaggiano verso la Versilia. Non siamo ad agosto, ma al 28 febbraio. E la meta non sono le spiagge assolate di Forte dei Marmi, ma il palazzetto di Vittoria Apuana meglio conosciuto come “PalaForte”. Dove un manipolo di giocatori con la maglia giallorossa, anzi per l’occasione interamente bianca, per lo più giovani ma di assoluto talento stanno per giocarsi la prima “vera” finale della loro vita da protagonisti. Aggiunteci poi un allenatore venuto, come ama dire lui stesso, dal “sottobosco” dell’hockey, Paolo De Rinaldis, che sta per centrare il suo successo più grande: «Lodi è stata la mia grande occasione», commenta a distanza di qualche anno l’orologiaio di Sarzana. Stiamo parlando di uno dei trionfi più inaspettati, e proprio per questo tremendamente bello e indimenticabile, della storia dell’Amatori: è la terza Coppa Italia, il trofeo che di fatto farà da apripista allo straordinario ciclo di successi giallorossi di questi ultimi anni. Stagione 2015/2016, l’Amatori che da un anno è targato Wasken ha deciso di alzare l’asticella. Con capitan Illuzzi, Català, Malagoli e Francesco De Rinaldis ci sono i due assi della nazionale Alessandro Verona e Federico Ambrosio e il “cavallo” di ritorno Franco Platero. Così una “final eight” affrontata non certo da favoriti si trasforma in un esaltante successo con il 5-2 nell’epilogo con il Bassano (guarda gli highlights).


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