Occupazione record nel Lodigiano, nel 2021 un aumento del 4 per cento rispetto al pre Covid
I dati dei principali centri studi indicano ancora oggi un trend sostenuto verso la creazione di nuovi posti di lavoro

Occupazione record nel Lodigiano, nel 2021 un aumento del 4 per cento rispetto al pre Covid

Ma adesso bisognerà fare i conti con le incognite del caro materie prime e della guerra in Ucraina

Andrea Bagatta

Occupazione in corsa nel Lodigiano. La provincia di Lodi ai massimi lombardi per tasso di occupazione nel 2021, una tendenza che sembrava confermata a inizio anno e che ora è da verificare rispetto alle incognite indotte dal caro materie prime e dalle conseguenze della guerra in Ucraina. I dati di tutti i principali centri studi indicano comunque oggi un trend sostenuto verso la creazione di nuovi posti di lavoro, mentre la fiducia delle imprese, pur vacillando, non ha ancora ingranato una retromarcia capace di frenare la ripresa e con essa i nuovi posti di lavoro.

Nel 2021 in provincia di Lodi è stato segnalato dal Centro Studi Assolombarda un aumento di quasi 4mila occupati, +4,1 per cento rispetto alla situazione del 2019 prima della pandemia. Il 2020 aveva rappresentato un anno di tenuta e anzi di lieve crescita, ma il dato era stato drogato dalle misure governative anti-Covid, la cassa Covid (gratuita per le aziende) e il blocco dei licenziamenti. Lo sblocco però non aveva prodotto la tanto temuta emorragia di lavoratori dalle imprese, al contrario è stato il via libera per rilanciare l’occupazione. Così nel 2021 si è raggiunto il livello più alto tra tutte le province lombarde per il tasso di occupazione, 68 per cento contro una media di 66,5 per cento, e parallelamente, una diminuzione del tasso di disoccupazione, ora al 5,3 per cento contro una media lombarda del 5,9. Nel 2019, prima della pandemia, i due indicatori per Lodi erano rispettivamente al 65,6 per cento e al 7,2 per cento, che ci collocavano nella parte bassissima della graduatoria lombarda per occupazione.

Negli ultimi mesi la tendenza non sembra essersi fermata, almeno stando alle proiezioni del Sistema Excelsior di Unioncamere-Anpal: a dicembre 2021 erano previsti 4.480 nuovi occupati nel trimestre successivo, contro la stima dello stesso periodo dell’anno prima di 2.160, a gennaio 2022 erano 3.210 contro i 2.930 del 2021, a febbraio 2.830 verso i 1.890 del 2021, mentre a marzo, ultimo dato disponibile a valere sul trimestre marzo-aprile, le previsioni indicano 2.910 ingressi nel mondo del lavoro contro i 3.150 previsti un anno fa. È il primo segnale di cedimento rispetto al 2021, forse innescato da una maggiore prudenza dovuta al caro-energia, ai rincari delle materie prime e allo scoppio della guerra in Ucraina.

Nel trimestre corrente sono attesi 1.060 nuovi ingressi nell’industria, di cui 200 nelle costruzioni e gli altri nel manifatturiero e nelle public utilities, mentre la maggior parte dei nuovi assunti sarà nei servizi, 1.850 complessivamente, di cui 790 nei servizi alle imprese, 390 nella ristorazione e nei servizi alberghieri, 330 nel commercio e 330 nei servizi alle persone. Rispetto alle attese di marzo, 950 entrate previste, la maggior parte delle professionalità cercate riguarda gli operai specializzati e i conduttori di macchinari, 510, mentre gli impiegati si fermano a 250 ingressi, e i dirigenti o i professionisti qualificati a 200.

A livello di singoli settori, la manifattura metalmeccanica è vista alla ricerca di 160 posizioni, 70 nelle attività meccaniche ed elettromeccaniche, 90 invece nelle attività correlate di altri settori. Ingente anche la richiesta nel settore delle pulizie, 90 ingressi, tra i commessi 60, e i cuochi, camerieri o altre attività della ristorazione, 60. Ricercati anche i tecnici, sia commerciali per le vendite, 50 posizioni aperte, sia informatici o ingegneri, altri 50. Importante la ricerca di conducenti, sia per il trasporto merci sia per il trasporto persone, 60. Circa un terzo dei lavoratori cercati è under 29 anni.

Oltre alla possibile frenata dell’economia, sulle entrate previste pesa poi il solito fattore del difficile reperimento da parte delle aziende: addirittura il 48 per cento delle posizioni è visto di difficile copertura, con punte del 59 per cento, curiosamente, sia tra i dirigenti e i professionisti qualificati, sia tra gli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine.


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