LE BUONE NOTIZIE Quelli che la finanza... «o è sostenibile oppure non fa per noi» GUARDA IL VIDEO
Alcuni dei lodigiani che hanno decis di aderire a Banca etica

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Sono 170 i lodigiani che hanno aderito al progetto di Banca etica

Banca etica «non è solo una banca». Lo sa bene Giusi Santus, attuale portavoce del Git, il Gruppo di iniziativa territoriale di Lodi, entrata in Banca etica insieme al suo sindacato, la Fiba Cisl, ai tempi della Popolare di Gianpiero Fiorani. Ma lo sanno bene anche Andrea Poggio, esponente di Legambiente, il cicloamatore Giuseppe Pratissoli, la commercialista Anna Maria Scaglioni, socia del Commercio equo e solidale e Alberto Buonvento, cresciuto in Rete Lilliput, il movimento nato con il sogno di realizzare un mondo più giusto e non violento per tutti.

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«Spostare i soldi da una banca tradizionale in una banca che investe sui temi dell’agenda 2030 delle Nazioni unite vuol dire avere a cuore lo sviluppo sostenibile declinato nelle sue varie forme, dal cibo, alla salute, l’ambiente, l’energia, la conservazione di questa civiltà - dice Santus - anche per chi viene dopo di noi». Oggi sembrano temi di dominio pubblico, «anche le istituzioni bancarie tradizionali - aggiunge Santus - si stanno occupando di questi temi, hanno anche declinato un acronimo, Esg, Environmental, social and governance, l’ambiente, il sociale e il governo della collettività. Purtroppo le banche tradizionali si concentrano solo sul primo elemento, l’ambiente, anche dipingendo di verde ciò che verde non è, trascurano invece gli altri elementi, cioè lo sviluppo sociale e armonioso e la governance, intesa come sviluppo e governo della democrazia e della libertà, nelle varie forme della società, a partire dalle aziende e dalle imprese economiche. Banca etica tiene insieme tutte le dimensioni; ci insegna che è possibile fare affari sani e produzione sana, rispettando i diritti dei lavoratori e delle generazioni future e quindi dell’ambiente». A Lodi i soci di Banca etica che guardano in questa direzione sono circa 170. Ognuno con le sue ragioni. C’è chi, come Buonvento, è entrato in Banca etica, attraverso «la critica al sistema economico e bancario del tempo. Avevamo creato - dice - uno sportello di contro informazione finanziaria: una contestazione forte alle banche armate». Scaglioni, ragioniera e socia, non a caso del Commercio equo, è rimasta affascinata da subito dalla conciliazione tra finanza ed etica. Non ne aveva mai sentito parlare a ragioneria: «Ero stata curiosa - dice - di scoprire che era possibile non investire nelle armi e sapere dove vanno a finire i nostri soldi, chi li gestisce e come». Già Legambiente, annota Poggio, «si era affidata per la gestione dei bilanci a Banca etica. Quando mi sono trovato a vendere la casa dei miei genitori e investire i soldi, ho deciso di tornare a Banca etica e farlo con i fondi etici e i fondi clima che banca etica tra le prime ha vantato». «Banca etica - aggiunge Pratissoli - è lo stile di banca che cercavo. Ora speriamo che la pandemia finisca per poterci trovare ancora, come soci di Lodi, per crescere insieme e fare una propaganda che sia più efficace».n


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