LE BUONE NOTIZIE È con tre boxer al fianco dei disabili che la vita si fa un po’ più facile. Guarda il video
Nella foto di Paolo Ribolini, i terapisti Laura Roda e Luca Pagliari che utilizzano i cani come facilitatori nella terapia per le utenti e gli utenti del centro diurno Danelli, all’Albarola

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Al centro Danelli di Lodi i disabili hanno un’occasione di recupero in più grazie all’utilizzo di cani salvati e adottati

Con la scusa di accarezzare il cane o portarlo al guinzaglio allungano le braccia e riescono ad affrettare il passo quando camminano. Le persone con disabilità, grazie a Quentin, Emma e Copla, boxer salvati e adottati, al centro diurno Danelli hanno un’occasione di recupero in più. Oggi a fare stimolazione basale sono Sofia Raggi, Andrea Scotti e Roberta Polato. Sono distesi per terra e i cani, aiutati dagli educatori, li spingono a reagire. Sorridono, si spostano, scostano la faccia per non farsi leccare, muovono le mani in una carezza. Tutto è partito da “Aiutami boxer Resq”, associazione che si occupa di recupero, cura e adozione dei boxer in condizioni di difficoltà e da Aiuca, associazione che organizza corsi per i terapisti in tutta Italia.

La coordinatrice del centro diurno Maria Cristina Buttignoni è anche docente di Aiuca. «Da noi alla Danelli -spiega - vengono anche i tirocinanti, adesso ne abbiamo uno dall’università di Genova. L’istituto delle Tre Venezie ci segnala come centro di eccellenza dove si fanno Interventi assistiti da animali, il nuovo nome della pet therapy». Alla Danelli, insieme alla Buttignoni, sono terapisti Luca Pagliari e Vittoria Tessera, mentre Laura Roveda è referente per le attività dalla parte dell’utente. Nella terapia i cani sono considerati facilitatori della comunicazione. «A volte -spiega Buttignoni - le persone fanno fatica ad avvicinarsi a chi è disabile, i cani, invece, non hanno pregiudizi. Vengono utilizzati anche per stimolare il linguaggio. Il nostro Andrea, per esempio, che fa fatica a finire le frasi, dando i comandi al cane impara a parlare e a riconoscere le parti del corpo». «A volte - aggiunge Pagliari - le persone con disabilità sono demotivate. Se dici loro di alzare la spalla non lo fanno, ma se gli dici di tirare la palla al cane, allora ci stanno». E poi c’è chi ha l’autostima a pezzi e prendendosi cura dell'animale si sente ancora attivo. «Il cane non si ferma davanti alla disabilità, il cane tocca, il cane abbraccia». E alla Danelli i cani sono compagni sempre presenti, diventano parte integrante del centro, non sono presenti solo durante la terapia. Emma, Quentin e Copla sono stati adottati dalla Buttignoni, hanno fatto anni chiusi in un recinto e adesso sono liberi. Alla coordinatrice del centro piace questo concetto, «cani salvati che salvano».

«Alla base di tutto - dice - ci sono la passione e la predisposizione da parte di tutti a fare questo lavoro. Sono fortunata perché gli operatori del Cdd sono sempre aperti al possibile e ad affrontare nuove sfide per garantire il miglior benessere possibile agli utenti; avere un direttore come Francesco Chiodaroli, poi, è la nostra fortuna: le attività proposte vengono sempre accolte e sostenute. Non è cosa da poco». «Per noi - conclude Pagliari - anche solo riuscire a tirar fuori un sorriso da chi non sorride mai è un risultato eccellente».


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