In piena emergenza sanitaria quasi duecento donne hanno partorito a Lodi

In piena emergenza sanitaria quasi duecento donne hanno partorito a Lodi

Otto le mamme positive ma non ci sono stati problemi per le nascite

Dal 20 febbraio al primo maggio, oltre 190 mamme hanno partorito all’ospedale Maggiore di Lodi. In piena pandemia, le nascite sono state un’occasione per aprire un varco nel tunnel di dolore causato dall’infezione da coronavirus.

A fornire i dati è il primario di ginecologia e ostetricia dell’Asst di Lodi, Giancarlo Garuti. «Nei primi sei mesi del 2020 - spiega il medico - i parti all’ospedale Maggiore di Lodi sono stati 520, mentre nel 2019 erano stati 610. Il tasso di cesarei è rimasto invariato, al 36 per cento. Abbiamo avuto quindi 90 parti in meno rispetto al 2019. Dal 20 febbraio al primo maggio quando si riaprivano le frontiere hanno partorito 193 pazienti».

Di queste 193, otto sono risultate positive al coronavirus e hanno partorito all’ospedale di Lodi. Altre cinque sono risultate positive e sono state trasferite per il parto a Pavia al San Matteo. «C’è una disposizione della Regione - spiega, infatti, Garuti - che ci obbligava a fare riferimento da fine marzo al centro hub che per noi è rappresentato dall’ospedale San Matteo di Pavia».

Delle otto che hanno avuto il loro bambino, all’ospedale di Lodi, solo tre hanno partorito con un cesareo. «Le partorienti hanno avuto un decorso normale nonostante il covid - spiega Garuti -, ma erano paucisintomatiche o addirittura asintomatiche e i neonati sono risultati per intero negativi al tampone. Non c’è stato nessun contagio nei bimbi. Le 193 pazienti, infatti, sono state tutte ricontattate personalmente, per vedere se avevano manifestato sintomi.

Otto donne, dopo il parto, e 9 neonati hanno sviluppato sintomi simili al covid, ma nessuno poi è risultato positivo al tampone. Abbiamo fatto questa indagine per capire se questo sistema di protezione di infezione nosocomiale, introdotto dal nostro dipartimento materno infantile, fosse stato efficace. Il grosso problema del covid, infatti, emerso fin dai casi della Cina, ha dimostrato che esiste una larghissima possibilità di contagio nosocomiale, sia tra i pazienti che tra i dipendenti. Noi per impedirlo abbiamo messo in campo percorsi per i casi sospetti, quelli sicuramente negativi e quelli incerti. Le sale operatorie dedicate alle donne infette e alle sane erano diverse - aggiunge il primario -. Abbiamo individuato un percorso differenziato per sospette, certe e sane anche in sala parto».

Per quanto riguarda le otto mamme positive che hanno partorito al Maggiore di Lodi, la diagnosi per tre era già stata fatta prima dell’arrivo in ospedale, per le altre cinque, invece, è arrivata dopo la nascita del bimbo.

«Il parto - spiega Garuti - è stato effettuato come se le mamme fossero positive e infatti poi lo erano. I casi incerti sono definiti grigi e, per sicurezza, in attesa dell’esito del tampone, vengono sempre trattati come se fossero sicuramente positivi».

Il calo dei parti, rispetto all’anno prima, è dovuto da un lato al calo generale della natalità, e dall’altro all’emigrazione in altre strutture ospedaliere fuori provincia, per la paura che Lodi, essendo il cuore della pandemia, fosse considerata più pericolosa di altre realtà per il parto. «La cosa importante, secondo me, è che non ci sono stati problemi e che nessuno si è portato a casa la malattia dall’ospedale. Questo deve far riflettere sull’efficacia delle misure adottate dal nostro reparto», aggiunge il primario.

Il percorso del parto ancora oggi avviene seguendo rigide norme di sicurezza. «Abbiamo sempre la sala per i cesarei dedicata ai casi positivi - dice Garuti -, teniamo le procedure di disinfezione delle sale parto e operatorie e abbiamo quattro letti per le donne con sospetta sintomatologia. Le mamme continuano, se possibile, a stare in stanze singole, a partire, ovviamente, da quelle positive. Il papà del bambino, a differenza che in altri ospedali, può entrare in reparto e in sala parto con tutti i dispositivi di sicurezza».

Nel periodo successivo alla massima pandemia il reparto di ostetricia ha registrato altri tre casi di parti da parte di donne positive al covid che si sono aggiunti ai 13 del periodo pandemico. Di questi tre casi, uno ha partorito a Lodi e due a Pavia.

«Abbiamo lavorato bene - annota Garuti, che ne approfitta per ringraziare tutta la sua equipe e ciascun operatore -. Circa 200 parti in due mesi non è un numero trascurabile con tutte le restrizioni imposte dall’emergenza».n


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