Sarebbe un errore seppellire il fondo di solidarietà anticrisi

Sottoscriviamo l’accordo perché abbiamo lavorato intensamente per modificare le non condivise opzioni di partenza. La discussione iniziale era partita purtroppo dall’allargamento ulteriore delle forme di assunzione con rapporti precari e per un segmento del mercato del lavoro molto limitato, in quel clima nazionale pessimo del “Governo Berlusconi”, dove l’asse Sacconi e sindacato diviso spingeva ad accordi separati e all’incremento della precarietà.

Oggi si stabilisce invece che:

1) vengono dati contributi economici a tutti quei lavoratori interessati a mettersi in gioco per cercare un nuovo posto di lavoro

2) parte dei beneficiari possono essere ancora quelli che prima erano coinvolti dai contributi del fondo anticrisi, cioè disoccupati/inoccupati/C.I.G.S.

3) i contributi alle aziende vengono dati a fronte di assunzioni con contratti di lavoro più stabili, soprattutto a tempo indeterminato.

- Detto questo, credo sia un errore considerare questo accordo di “politiche attive” sostitutivo o alternativo alle politiche di difesa e di sostegno al reddito, cercando di seppellire definitivamente il “fondo di solidarietà anticrisi”, costruito in prima istanza nel lodigiano e ormai conosciuto in tutta Italia. Fondo che cercava di coprire, con un reddito minimo, una parte del mercato del lavoro colpita dalla crisi e non coperta da nessun ammortizzatore sociale.

- Un errore ancora più grave sarebbe quello di pensare di aver finito, con questo accordo il compito di contrasto alla crisi economica nel nostro territorio, perché purtroppo ambedue i fenomeni si stanno dilatando a dismisura, sia quello di chi cerca un posto di lavoro sia quello che l’ha perso ed è senza tutele.

La situazione nazionale ci dice infatti che:

- A novembre 2011 gli occupati sono 22.906.000, cioè il tasso di occupazione si attesta al 55,9%

- (Sono ormai 10 consecutivi i trimestri di flessione del tasso di occupazione)

- Il numero dei disoccupati è pari a 2.142.000, cioè il tasso di disoccupazione si attesta al 8,6%

- Il tasso di inattività tra i 15 e 64 anni è pari al 37,8%.

Per il terzo anno consecutivo, a livello nazionale, viene autorizzato circa un miliardo di ore di Cassa Integrazione (erano 1,2 miliardi nel 2010 – 914 milioni nel 2009 – 223 milioni nel 2008 – 179 milioni nel 2007).

La situazione del lodigiano ci dice che:

- A novembre 2011 gli iscritti alle liste di “collocamento” sono 13.430

- Le ore di Cassa Integrazione autorizzate nel 2011 sono 3.520.396 (3.991.898 nel 2010 – 3.236.248 nel 2009 – 431.634 nel 2008)

Se si analizzano i dati del rapporto fra C.I.G. e domande di disoccupazione, si nota che per tutto il 2011 le domande di disoccupazione sono state più alte del precedente, nonostante che dopo tre anni crisi sia drasticamente calato il numero dei lavoratori che può raggiungere i requisiti necessari. Si conferma così che la leggera diminuzione della cassa integrazione, in parte significa rientro dei lavoratori nei posti di lavoro, mentre una quota crescente viene espulsa e diventa disoccupata.

C’è quindi un improrogabile bisogno di garantire la certezza della prosecuzione della cassa ma anche di garantire un minimo di sostegno al reddito per chi ne è privo.

Parlare di minori tutele contro i licenziamenti non solo è sbagliato ma si dimostra di non capire la gravità della situazione.

Resta dunque un abisso da colmare e le prospettive della recessione rendono ancora più grave la situazione.

Insomma la realtà conferma la gravità e la persistenza della crisi e dimostra come gli effetti drammatici sull’occupazione si stiano aggravando.

Alcune riflessioni generali

1) In un clima nazionale cambiato (almeno fra le Organizzazioni Sindacali Confederali), spero si possa discutere la riduzione drastica delle forme di assunzione precarie. La C.G.I.L., ad esempio, propone di passare dalle 46 tipologie contrattuali esistenti a solo 4/5 e comunque di farle costare di più del tempo indeterminato.

Così come credo si stia proponendo l’indispensabilità di una minima copertura economica e previdenziale a tutti quelli che perdono il posto di lavoro e non hanno altri contributi economici. Insomma la nostra iniziativa del fondo anticrisi, che ora inopinatamente si tenta di cancellare, viene riproposta a livello nazionale come necessità inderogabile.

2) Al di là della valenza teorica, le politiche attive danno risultati se davvero si creano nuovi posti di lavoro, altrimenti si gettano soldi inutilmente; in questo senso questo accordo non si inserisce in una cornice adeguatamente costruita.

Nel novembre 2010 avevamo infatti sottoscritto un accordo con la Provincia di Lodi per tentare di costruire questa cornice che doveva prevedere un percorso condiviso ma che non si è mai realizzato compiutamente e cioè:

- Un’analisi condivisa dei dati occupazionali

- Un’analisi condivisa dei dati del mercato del lavoro

- Un’analisi condivisa dei dati economici e dei flussi di mercato

- Un tentativo “macro economico/sociale”, di possibile incrocio domanda/offerta

- Politiche attive conseguenti.

Fatto questo lavoro e visti i drammatici problemi occupazionali, doveva nascere inevitabilmente ed in modo impellente la necessità di un intervento forte e corposo per nuovi possibili investimenti, la creazione di nuove occasioni per insediamenti produttivi, anche con lo studio e la proposta di adeguati incentivi, insomma una sorta di “governance” per l’occupazione, una strategia per nuovi investimenti che peraltro nel Lodigiano potrebbe svilupparsi senza aggredire il territorio con nuove cementificazioni ma dalle numerose aree produttive dismesse, che sono a disposizione.

Pur ritenendo positivo questo accordo, è obbligatorio sottolineare che l’intervento rischia di essere davvero minimo rispetto alla mole di problemi del nostro territorio, ed inoltre è bene ricordare che il sostegno ai redditi più bassi (cioè un rilancio significativo del fondo di solidarietà), avrebbe contribuito, seppur in misura minima, all’incremento di una domanda interna, oggi in grande sofferenza, che ci fa sprofondare in una pericolosa e progressiva recessione.

Domenico Campagnoli

Segretario Generale

Camera del Lavoro di Lodi


© RIPRODUZIONE RISERVATA