Popolare, intraprendere la linea dello sviluppo territoriale

Egregio direttore, ho sempre letto con molto interesse sul suo giornale le vicissitudini della Banca Popolare di Lodi che considero la mia banca alla quale sono molto legato avendo militato per essa per molti anni. Non mi soffermerò sulla mia storia personale legata all’istituto di credito in quanto non di interesse per i suoi lettori, ma volevo fare dei semplici ragionamenti in base alle ultime notizie alla banca collegate.

Sono un libero professionista analista nel settore finanziario, iscritto all’albo dei Promotori Finanziari di Milano e docente in “operatività bancaria e assicurativa” per due società di formazione del personale, sempre in Milano.

Io credo che si debba partire, per cercare di uscire dal pantano nella quale la banca è da sei anni, dall’analisi e dal responso che il mercato dà del titolo Banca Popolare di Lodi.

Una discesa così repentina e negativamente continua sta anche nel poco gradimento del management attuale.

L’era di Fiorani, ormai tramontata, ma che ricordo come tanti con nostalgia, aveva portato a valutazioni “drogate”, troppo positive, con eccessi e azzardi che il mondo finanziario, comunque... apprezzava (il titolo era sui 20 euro). Del resto è risaputo che un investimento nel comparto azionario portando con se grandi rischi riserva ottimi guadagni, in condizioni normali. La banca dell’era Fiorani era così.

Si è passati ad un immobilismo che spaventa. Faticose “conquiste” sul territorio nazionale ormai parcellizzate e già vendute. Ovviamente il mercato non gradisce questo metodo del far cassa e coprire buchi o voragini che dir si voglia, quindi registra e con il valore del titolo manifesta, che questa politica gestionale non va. Ora la banca nella sua, ritengo, giusta, decisione di fare la banca unica deve coraggiosamente intraprendere subito anche la linea dello sviluppo territoriale, che da tempo ha abbandonato, ingrassando le BCC locali.

Nuovo e motivato personale con professionisti nel settore commerciale con interessanti portafogli da migrare porterebbero nuova linfa, nuovo vigore e di conseguenza il rialzo del valore dell’azione.

Non ho, come tutti, la sfera di cristallo, registro un negativo andamento del titolo, generalizzato nel settore bancario e alimentato dalla crisi e ripetuti scandali, ma anche legato ad una politica gestionale per me non corretta.

Cosa vogliono i soci? Cosa vuole la nostra gente?

Non interessa se il Cda sta a Lodi, a Novara o a Verona. L’identità è perduta da tempo.... Vogliono chiarezza negli obiettivi. Che non si tradisca loro la fiducia nella banca riposta. Risposte professionali, tempestive ed esaustive. Vuole far crescere le nostre aziende per creare un sano volano che crei occupazione, qualità della vita, investimento e sviluppo del territorio. Vuole anche sentirsi rappresentata da una Fondazione BPL che ritengo un nuovo e fondamentale tassello nel prossimo sviluppo.

Investite sulla qualità del personale e non fate sterili considerazioni sui soli benefici di contenimento dei costi di quest’ultimo. Circondatevi, in questa delicata fase, di risorse umane affezionate e particolarmente legate all’istituto e al territorio. L’apporto che ne deriverebbe sarebbe 10 volte superiore in termini di qualità, nei tempi, nelle risposte e a lungo termine questa qualità ne ripagherebbe il costo inizialmente sostenuto.

Non ho la presunzione di avere la verità in mano. Voglio, come tanti, offrire il mio contributo valutativo essendo un vecchio socio e soprattutto un lodigiano preoccupato per la sua banca e della schizofrenia che la sta avvolgendo.

Mi firmo come dovuto, ma non desidero che compaia la mia firma. Grazie.

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