Perché hanno cambiato idea sul maxideposito della Ceva?

Egr. Direttore, dopo alcune settimane dalla mia lettera sullo stesso argomento, leggo sul Cittadino di giovedì 27/10 il seguente articolo: «Somaglia - L’azienda sembra aver convinto i “vicini” sulla sicurezza del deposito di bombolette - Casale “apre” agli spray di Ceva - Possibile ripensamento dopo il “no” della scorsa estate». Ho seguito questo argomento a partire dall’assemblea pubblica di Somaglia e, poiché la normativa in oggetto rientrava nelle mie specializzazioni professionali, mi sono interessato nell’approfondimento tecnico dei prodotti per i quali l’azienda ha chiesto l’autorizzazione a costituire un deposito di bombolette contenenti gas potenzialmente esplosivi. Allo scopo di far comprendere l’argomento anche a chi non ha seguito gli sviluppi di questi ultimi mesi facciamo un breve riassunto. La Ceva inoltra la richiesta di insediamento, all’interno di un comparto produttivo esistente, di un’attività classificata come “industria a rischio di incidente rilevante” ai sensi del D.Lgs. 334/1999 (Direttiva Seveso).

Il comune di Somaglia, in quanto autorità procedente e competente, emette un “Rapporto preliminare verifica di assoggettabilità alla VAS” e lo illustra alla cittadinanza.

A seguito di tale assemblea, nel corso della quale illustrai le mie perplessità (TECNICHE, non politiche) circa la mancata valutazione del rischio di esplosione, depositai al protocollo del comune, le mie osservazioni formali (a tutt’oggi senza riscontro).

Il comune di Somaglia (ignorando il rischio di esplosione) sostiene che “non si individuano particolari condizioni per l’esclusione” di questa attività a Rischio di Incidente Rilevante e sembrerebbero disponibili a modificare il Pgt che attualmente esclude l’insediamento di attività a Rir.

Il comune di Casalpusterlengo, che a luglio aveva espresso all’unanimità parere negativo, vincolante in forza della convenzione sovracomunale fra Somaglia e Casalpusterlengo che, anche questa, esclude l’insediamento di attività a Rir.

A settembre, la Ceva invitava gli amministratori di Casalpusterlengo ad una visita guidata all’interno degli impianti, per illustrare loro le misure di sicurezza adottate ed oggi, dopo aver toccato con mano, sembrerebbe che l’unanimità di luglio sia venuta meno.

Leggo che il Pd ed il Pdl sarebbero disponibili a rivedere il loro parere negativo. Dopotutto, come spiega l’articolo, il Pd aveva aderito all’OdG di contrarietà della maggioranza: “Per prudenza (?) non avendo elementi tecnici per un giudizio”. Questo vuol dire che oggi sono entrati in possesso di elementi tecnici tali da fargli cambiare parere?

La Ceva ha applicato la direttiva europea 99/92/CE?

La Ceva ha applicato tutti i decreti attuativi da questa derivanti, come il Titolo XI del D.Lgs 81/2008 definito “Protezione da atmosfere esplosive”?

Hanno ottenuto una certificazione da ente terzo che attesti la conformità alle leggi ed alle norme pertinenti?

Suppongo che il sig. L. Cattaneo, del PC dei Lavoratori, pronto a dire sì e ad augurarsi che anche la maggioranza riveda la sua posizione, sia un esperto di ATEX per sostenere che: “tecnicamente le bombolette potranno anche esplodere ……”.

Deve avere le idee molto chiare il sig. Cattaneo circa gli effetti derivanti da un esplosione di qualche tonnellata di bombolette.

Le direttive Europee, le leggi italiane e le norme di riferimento, sono state studiate per prevenire incidenti, per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e come tali devono essere applicate.

Tutto questo si chiama prevenzione!

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