Aldilà delle parole, l’impianto brucia rifiuti industriali

Egregio direttore, da tecnico esperto del settore, desidero intervenire sull’impianto del processo Elcon di trattamento acque reflue che si vorrebbe insediare a Casalpusterlengo, e in particolare facendo qualche osservazione all’articolo pparso sul «Cittadino» il giorno 30 marzo 2011. L’affermazione “non si tratta di inceneritore ma di un bruciatore di post-combustione” è un esempio di equilibrismo tecnico/linguistico. In sostanza si tratta di una combustione e cioè una reazione di ossidazione tra un combustibile (in questo caso i vapori determinati dalla fase di strippaggio) ed un comburente (aria e/o ossigeno) con sviluppo di calore. Il fatto che tale reazione sia chiamata incenerimento, termovalorizzazione, ossidazione termica o altro, non modifica la realtà dei fatti e cioè che si tratta di “bruciare” delle sostanze che data la provenienza (rifiuti industriali) saranno estremamente variabili e non completamente note. In merito ai rischi di incidenti è ovvio che qualunque attività industriale comporta rischi, ed è altrettanto palese che l’affermazione che il livello di rischio è basso “perché l’impianto si fermerebbe completamente...” è assolutamente priva di senso, ad esempio che ricadute potrebbe avere, sulle cose, sulle persone e sull’ambiente circostante, un incendio? È un aspetto, quest’ultimo, che non si può trascurare, visto che il trattamento principale è la combustione dei reflui.

A tale proposito è vero che l’impianto previsto sarà certamente supportato da un buon livello tecnologico. Ma è altrettanto vero che in tutte le attività l’errore umano o altri eventi esterni possono determinare situazioni di rischio elevato con conseguenti possibili incidenti anche di grave entità.

Sempre in merito alla possibilità di incidenti, occorre segnalare che l’affermazione “L’impianto non rientra nella normativa Seveso sulle industrie pericolose...” è assolutamente falsa, infatti tra gli stabilimenti che rientrano nel campo di applicazione della cosiddetta normativa Seveso sono espressamente citati gli “stabilimenti destinati all’eliminazione totale o parziale di sostanze solide o liquide mediante combustione o decomposizione chimica” (allegato A del D.Lgs. 17 agosto 1999, n° 334 e s.m.i) e gli adempimenti normativi da rispettare saranno in funzione delle tipologie e delle quantità di sostanze pericolose presenti.

Si deve inoltre segnalare anche l’inesattezza oltre alla superficialità dell’affermazione che “...al camino uscirà solo acqua e anidride carbonica...”: cosa possibile nella combustione perfetta di metano in aria, ma assolutamente irrealizzabile nella combustione di sostanze, in molti casi non del tutto note, e comunque dalla composizione estremamente più complessa e variabile.

È evidente che il fatto stesso che i rifiuti da trattare proverranno, almeno in parte dall’industria chimica e farmaceutica, sia sinonimo della presenza di sostanze complesse più o meno pericolose dalla cui combustione ne deriveranno i relativi prodotti di ossidazione, che non potranno essere solo acqua e anidride carbonica.


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