La boxe, Cuba, i sogni sul ring dell’esistenza

Anche chi non ama la boxe non può restare indifferente davanti alle pagine di questo bel romanzo del 39enne francese David Fauquemberg, uscito da Keller con la traduzione di Tatiana Moroni. Un libro talmente intriso di passione per uno degli sport più antichi del mondo (e più raccontati dalla letteratura), da assumerne in qualche modo i tempi e le cadenze - in una sorta di immedesimazione stilistica - e da portare il lettore a calarsi nei panni del protagonista, un ex pugile francese che ha mollato anzitempo il sacco per stanchezza ed è divenuto cronista in occasione dei campionati panamericani di boxe di Trinidad Tobago, per rivedere battersi uno straordinario atleta cubano, il peso massimo Yoangel Corto. E che dopo i primi incontri si accorge di aver fatto l’errore più grande lasciando i guantoni: «Avevo voltato le spalle alla sensazione più forte della mia vita», la sensazione regalata dall’agonismo, dallo scontro fisico, cruento ma leale in un quadrato rinchiuso fra le corde. Con le sue regole e i suoi tempi, dove uomini provati da esperienze difficili possono trovare un senso allo stare al mondo («il vuoto che c’è fuori… nella vita si viene a patti. Il ring è la verità»), battendosi per vincere ma anche per non vincere, in un’obiezione estrema di coscienza dinnanzi ai diktat di un Paese, di un potere e di un’ideologia superati dalla storia, ma ad essa ancora disperatamente e crudelmente abbarbicati.


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