Sono sette i progetti di Data Center tra Sudmilano e Lodigiano

AVANZATA Tre impianti solo nel comune di Melegnano, uno a Peschiera targato Microsoft, un altro a San Colombano, poi all’ex Polenghi di Lodi e a Bertonico

L’avanzata dei Data Center è inarrestabile in tutta Italia, Sudmilano e Lodigiano pronti a un ruolo da protagonisti. Secondo i dati di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, l’85 per cento delle nuove richieste di allacciamento per Data Center proviene dal Nord Italia, con la Lombardia al primo posto con una domanda complessiva di 23,16 Gigawatt. Metà è concentrata nella provincia di Milano, 11,99 Gigawatt, seguita da Pavia (2,78 Gigawatt) e Lodi (2,29 Gigawatt).

Sette i progetti conosciuti

Il panorama dei nuovi Data Center sul territorio è in forte evoluzione. Limitandosi alle iniziative conosciute sono sette i progetti concreti tra Sudmilano e Lodigiano. A Melegnano sono tre. Ai due conosciuti della società americana Vantage, quello in costruzione (con primo lotto già concluso) sulla via per Carpiano e quello su un’area più piccola sull’ex Bertarella, se ne aggiunge ora un terzo, per il momento solo annunciato. L’area San Carlo, sempre sulla via per Carpiano, di fronte al Data Center in costruzione, è stata comprata dal gruppo Vitali, che a sua volta vuole realizzarvi un Data Center. A Peschiera invece sono partiti i lavori per il Data Center targato Microsoft sull’area ex Postal Market. Nel Lodigiano, non ci sono ancora Data Center in costruzione, ma a Bertonico sull’area ex Gulf la società Prelios ha già ottenuto tutte le autorizzazioni per un grande impianto da 100mila metri quadrati. Altre iniziative avanzano sull’area ex Polenghi a Lodi, comprata l’autunno scorso dalla società Logiman di Crema, e a San Colombano, sull’area ex Renault, dove la società immobiliare Vailog sta discutendo con il comune di un possibile Data Center da 70mila metri quadrati.

L’avanzata indispensabile

L’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano prevede che il biennio 2025-2026 possa arrivare a 10 miliardi di euro di investimenti in Italia per nuovi Data Center, il doppio del biennio precedente. Secondo l’Italian Datacenter Association (Ida), l’associazione italiana dei costruttori e operatori di Data Center, gli investimenti potrebbero arriva a 15 miliardi. Oggi con il termine Data Center si individuano tutte le strutture di logistica dei dati. Il Data Center è un ambiente fisico che ospita l’infrastruttura It per l’archiviazione, l’esecuzione e la fornitura di applicazioni e servizi digitali, di proprietà di un’azienda oppure di terze parti che affittano gli spazi, esattamente come i magazzini di logistica tradizionale. La loro crescita impressionante è dovuta allo sviluppo delle tecnologie degli ultimi anni, Intelligenza artificiale, big data, e-commerce. Nei prossimi anni l’incremento di queste strutture andrà di pari passo a quello delle tecnologie, e dunque si prevede letteralmente un’esplosione di queste strutture, da quelle più contenute, a servizio delle singole aziende, ai grandi spazi.

La questione ambientale

I Data Center sono strutture pulite, non inquinano a differenza di industrie o logistiche tradizionali, ma hanno un problema intrinseco: consumano enormi quantità di energia elettrica, perché i grandi server devono funzionare 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza mai fermarsi, ed esprimono un grandissimo calore, quindi, hanno necessità di impianti di raffrescamento efficienti e potenti, quindi a loro volto energivori. «Sudmilano e Lodigiano subiscono gli stessi cambiamenti economici e del mondo produttivo di tutta Italia, e la Lombardia è da sempre un territorio all’avanguardia – dice Andrea Poggio di Legambiente -. È un processo che non si può ostacolare, ma si deve governare per ridurre gli impatti negativi e amplificare quelli positivi. I Data Center sono sempre meno inquinanti delle vecchie fabbriche: all’area ex Gulf di Bertonico c’era una raffineria dove arriverà il Data Center. C’è un problema legato al consumo di energia, ma la questione sta a monte, a come si produce quell’energia. E allora bisogna lavorare affinché si produca sempre più da fonti non fossili». Secondo l’Italian Datacenter Association già oggi il 30 per cento dei Data Center in Italia sono green, e il progetto di Microsoft a Peschiera è uno degli esempi più virtuosi in questo senso.

La questione occupazionale

Un altro rilievo che si muove attorno ai Data Center è quello dell’occupazione. A fronte di edifici di grandi dimensioni, non sempre il ritorno occupazionale è garantito. Il mondo sindacale sta imparando oggi a conoscere queste realtà, ma qualche perplessità emerge. «I Data Center si configurano come lavorazioni date in appalto da grandi società, e quindi in generale si possono avere tutti i rischi connessi alle tipologie di lavoro in appalto – spiega Paolo Zanetti, segretario generale Slc Cgil di Milano, il sindacato delle telecomunicazioni -. I contratti collettivi applicati sono molteplici, con possibile ricorso a contratti pirata, e c’è il rischio di frammentazione del lavoro e di un degrado delle condizioni salariali, dell’applicazione delle normative e della stabilità dei rapporti. Bisognerebbe aprire una discussione seria tra organizzazioni datoriali, sindacali e istituzioni per definire regole precise e impegnative. Ci sono casi di colossi come Amazon Web Services che ha annunciato la costruzione di due nuovi data center (tra Rho e Pero, e a Zibido San Giacomo), operazione che sembra poter generare migliaia di nuovi posti di lavoro, diretti e indiretti. Ma ci sono altri casi dove l’occupazione sembra assai ridotta, e sicuramente non tale da compensare la crisi di settori come le Tlc, dove i lavoratori rischiano di essere travolti se non si governeranno queste transizioni occupazionali».

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