San Giuliano, 14 anni fa il femminicidio di Antonia

IL CASO BIANCO La figlia allora 12enne avverte: «Finchè pensiamo che capita agli altri non saremo mai al sicuro»

Ci sono date che non si cancellano. Il 13 febbraio è una di quelle. Alle 21.12, 14 anni fa, la vita di 3 figli si è divisa in un prima e in un dopo. Antonia Bianco, 43 anni, madre single, venne uccisa. All’inizio sembrò una morte naturale. Poi una macchia di sangue, grande come una moneta, trovata sul reggiseno svelò la tragica verità: un coltellino svizzero usato per colpire al cuore. Un femminicidio. Oggi a parlare non è solo la cronaca giudiziaria che scrisse la condanna per Carmine Buono, ma la voce di chi è rimasta. Florencia Bianco aveva dodici anni e mezzo. «Ero una bambina – racconta -. Sono cresciuta troppo in fretta». Oggi è madre: sua figlia compirà 2 anni il 19 marzo. «Diventare mamma ha cambiato tutto. Ora il mio sguardo è su chi resta. Sugli orfani di femminicidio». «Non è stato semplice — dice —. E dopo 14 anni non posso dire che la giustizia mi abbia restituito qualcosa. Chi è stato ucciso non torna. E chi resta paga ogni giorno».

Ma la sua battaglia non è solo contro le lacune del sistema. È contro l’indifferenza. «Il femminicidio non uccide una persona sola. Uccide famiglie, uccide futuro, uccide fiducia». Parole che ripete con lucidità, anche quando ammette la ferita più difficile da raccontare: «Quando conosci il male troppo presto, vivi sempre in allerta. Anche nei rapporti, anche nell’amore». Con i fratelli i contatti non si sono mai interrotti, pur inseriti in famiglie diverse. Il più piccolo, che all’epoca aveva 5 anni, oggi è maggiorenne. «Piano piano si avvicina alle mie iniziative. Ognuno reagisce a modo suo». Il maggiore, invece, non ha mai davvero elaborato il lutto. «Se sente il nome di mamma sta male». Una frattura che il tempo non ha ricomposto. Florencia ha provato a trasformare il dolore in azione. Prima una pagina dedicata agli “orfani speciali”, poi chiusa per le pressioni e riaperta con un altro nome: “Sto con chi resta”, su Instagram. «Vado con cautela. Ora ho una bambina. Ma sento che devo farlo». Nel Comune dove oggi vive, a Villafranca in Lunigiana, ha voluto che una panchina rossa fosse dedicata anche agli orfani. L’ha fatta spostare in un punto più visibile. Il 13 febbraio scorso l’ha inaugurata di nuovo, posando 5 rose bianche: 3 per lei e i suoi fratelli, 2 per altri figli rimasti soli. «Ogni volta che ci sarà un orfano di femminicidio, metterò una rosa. Per far vedere i numeri, la realtà». Perché, ripete Florencia, «finché penseremo che sia una storia lontana, nessuno sarà davvero al sicuro».

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