(Foto di Zanoni)
«APERTI AL DIALOGO» L’intervista esclusiva al Cittadino
Lettura 4 min.Clima teso a Peschiera Borromeo per il futuro insediamento del data center Microsoft in via Trieste, nella frazione di San Bovio. La scorsa settimana una delegazione, formata da cittadini e dai componenti dei due comitati locali, ha rivolto critiche e addossato responsabilità all’amministrazione comunale per la mancata opposizione alla progettualità. Il sindaco Andrea Coden si è reso disponibile per rispondere alle domande del “Cittadino”.La popolazione ha paura di dover convivere con un complesso, a ridosso delle abitazioni, che peggiorerà la qualità della vita sotto molteplici punti di vista. Che ne pensa? «Capisco le preoccupazioni di chi vive a San Bovio. Ci vivo anch’io, come molti sanno. Un intervento di queste dimensioni solleva interrogativi concreti sull’ambiente, sull’acqua, sul rumore e sulla qualità della vita. Per questo credo sia importante ricostruire con precisione che cosa è successo e quali strumenti abbiamo utilizzato per tutelare il territorio. Microsoft ha acquistato un’area privata sulla quale il progetto risultava compatibile con il Pgt (Piano di governo del territorio, ndr) vigente. La proprietà privata è tutelata dalla Costituzione e può essere esercitata nel rispetto delle norme urbanistiche, edilizie e ambientali. Il Comune non ha discrezionalità nel vietare un intervento conforme alle regole soltanto perché non lo condivide o perché incontra una contrarietà, per quanto comprensibile. Un diniego deve avere fondamenti giuridici precisi. Questo non significa che l’amministrazione non potesse fare nulla. Significa che doveva agire nell’ambito delle proprie competenze, utilizzando tutti gli strumenti consentiti dalla legge».L’ente locale poteva fare un nuovo Pgt. «Vero, ma una variante generale al Pgt richiede tempi molto lunghi. E un diniego o una variante adottati al solo scopo di fermare un progetto conforme alle regole vigenti avrebbero esposto il Comune, e quindi la collettività, a contenziosi e a ingenti richieste risarcitorie. Quando mi sono insediato, il piano attuativo era già in istruttoria. Abbiamo valutato le alternative e abbiamo scelto di esercitare gli spazi di manovra consentiti dalla legge nel modo che ritenevamo più utile per la città. Ci siamo seduti al tavolo con la società per due mesi, abbiamo lavorato sul progetto e governato il processo per migliorarlo e ottenere le maggiori ricadute positive possibili: il recupero di un’area dismessa e degradata, le opere e le compensazioni previste dalla convenzione, le garanzie sugli impegni assunti».
Non c’erano altre soluzioni perseguibili?
«Il Comune non fa le leggi: ha il dovere di applicarle. È importante partire da questo concetto. Le scelte politiche devono rispettare le normative nazionali e regionali e i regolamenti comunali. Scegliere è possibile, ma non al di fuori della legge. Non spetta al Comune riscrivere le regole o ignorare un piano urbanistico vigente. Spetta all’amministrazione applicare le norme, utilizzare gli strumenti a disposizione e pretendere che gli impegni assunti vengano rispettati. È quello che abbiamo fatto durante l’iter e che continueremo a fare nella fase di attuazione. Abbiamo chiesto all’operatore di procedere attraverso un piano attuativo, anziché limitarsi alla procedura edilizia più semplice prevista per la demolizione e ricostruzione dell’edificio esistente».
Qual è stato l’iter del data center?
«Il progetto del data center ha seguito un iter autorizzativo avviato nel 2023 e concluso nel 2026. La procedura di verifica ambientale ministeriale, disciplinata dal decreto legislativo 152/2006, si è conclusa con esito positivo e prescrizioni. Si sono inoltre svolte conferenze dei servizi con il coinvolgimento degli enti competenti, tra cui Regione Lombardia, Città metropolitana di Milano, Arpa e Vigili del fuoco, ciascuno per le proprie responsabilità. Il piano attuativo è stato adottato nell’ottobre 2024 e approvato nel gennaio 2025, ai sensi dell’articolo 14 della legge regionale 12/2005, rispettando i tempi del procedimento amministrativo. Nell’ottobre 2024 abbiamo organizzato un incontro pubblico per presentare il piano e aprire la fase delle osservazioni. Ne sono arrivate 7, relative a 39 punti specifici: le abbiamo esaminate e la maggior parte ha trovato riscontro nella convenzione urbanistica sottoscritta con la società. Il percorso è poi proseguito con il rilascio del permesso di costruire e con un ulteriore incontro pubblico per presentare progetto esecutivo e compensazioni».
I cittadini e i comitati contrari al data center contestano l’assenza di comunicazioni.
«È possibile che nell’autunno 2024 non tutti avessero ancora piena consapevolezza del progetto o che, semplicemente, in quel momento le priorità fossero altre. Lo comprendo. Ma non trovo corretto sostenere che non ci siano state occasioni per informarsi, conoscere il progetto e partecipare: gli incontri pubblici e la fase delle osservazioni ci sono stati, sono stati pubblicizzati sui social, attraverso i manifesti affissi, 13mila volantini imbucati, articoli di giornali locali e nazionali. È giusto riconoscerlo, così come è giusto continuare a garantire occasioni di confronto. Forse la mia affermazione di giovedì sera “dov’eravate fino ad oggi” (all’assemblea dedicata al Pgt sono intervenute diverse persone contrarie al data center, ndr) è dettata anche dalla frustrazione di continuare a pensare a occasioni di partecipazione e condivisione, dove poi la risposta è sempre troppo poco vissuta e partecipata, rispetto all’importanza che assume».
Cosa sta facendo adesso il Comune?
«Dopo gli incontri pubblici abbiamo avviato anche un primo tavolo tecnico informale con cittadini dotati di competenze in ambito acustico, ambientale, geologico, informatico e della sicurezza, insieme alla società. Stiamo lavorando alla formalizzazione di un tavolo istituzionale con il coinvolgimento dell’Osservatorio sui data center del Politecnico di Milano. Il lavoro del Comune oggi è verificare il rispetto della convenzione urbanistica, delle prescrizioni e delle autorizzazioni, controllare gli impatti e attivare gli strumenti previsti quando emergano criticità. È su questo che stiamo concentrando il nostro impegno».
Per molti non è sufficiente.
«Sul data center circolano molte informazioni. Ci sono questioni che meritano approfondimento e verifiche, ma anche affermazioni presentate come certezze senza essere supportate da dati oggettivi. Per affrontare un progetto di questa complessità bisogna fermarsi, documentarsi, chiedere informazioni e partecipare. Le notizie sensazionalistiche non aiutano; le polemiche, tantomeno. Come ho sempre dichiarato, sono disponibile ad accogliere i cittadini e a organizzare tavoli tecnici e incontri di approfondimento. Conoscere significa poter scegliere con maggiore consapevolezza. Non chiedo a nessuno di condividere il progetto o di rinunciare alle proprie preoccupazioni. Chiedo che si affrontino i problemi partendo dai fatti, distinguendo ciò che è documentato da ciò che non lo è. Questo è ciò che il Comune ha fatto, utilizzando gli strumenti che la legge gli consentiva. Ed è entro questi limiti che abbiamo dovuto compiere scelte complesse, cercando di ottenere le migliori condizioni possibili per la città».
Se avesse potuto, cosa avrebbe scelto per l’area dismessa in via Trieste?
«L’ho sempre detto: tutti avremmo voluto un parco al posto della fatiscente Postalmarket. Tutti avremmo voluto poterla demolire senza doverci confrontare con un intervento di questa portata. Ma amministrare significa anche misurarsi con le norme vigenti e con le possibilità concrete di intervento».
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