Paullo piange il cavalier Enrico Ceresa, centenario eroe della Resistenza
TESTIMONE In Germania salvò dai lager 30 deportati grazie a falsi lasciapassare. Attivo nell’Azione cattolica, nel Consiglio diocesano e in diverse realtà del paese, aveva continuato fino agli ultimi anni a interessarsi alla vita pubblica
Lettura 1 min.È morto a 100 anni il cavalier Enrico Ceresa, una vita spesa tra impegno civile, associazionismo e attenzione per gli altri. Il funerale sarà celebrato domani, martedì, alle 9 nella chiesa dei Santi Quirico e Giulitta. Nato a Codogno, cresciuto tra Lodi e Paullo, tecnico di laboratori elettronici nella vita professionale, aveva attraversato il Novecento portandosi dietro una storia personale fatta di scelte difficili e coraggio.
A diciotto anni, durante la Seconda guerra mondiale, rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica sociale italiana, creata dai nazifascisti dopo che il Governo Badoglio scelse di allearsi con Inglesi e Americani con l’appoggio del Re. Una decisione che Ceresa come tanti altri pagò cara: fu costretto ad arruolarsi, rischiò la fucilazione con altri giovani lodigiani e finì impiegato come lavoratore forzato dai tedeschi. Riuscì poi a procurarsi dei falsi lasciapassare con cui lui e altri compagni poterono tornare a casa. Di fatto salvò dai lager 30 persone. Per quella vicenda, e per il valore dimostrato negli anni della guerra, nel 2020 gli era stata consegnata la medaglia d’onore del Presidente della Repubblica.
Ma la sua storia non era rimasta soltanto un ricordo del passato. A Paullo Ceresa è stato per decenni un punto di riferimento nell’impegno sociale e politico. Cavaliere al merito della Repubblica per le opere realizzate a favore della comunità, aveva contribuito alla nascita di iniziative sociali e anche di abitazioni per lavoratori. Attivo nell’Azione cattolica, nel Consiglio diocesano e in diverse realtà del paese, aveva continuato fino agli ultimi anni a interessarsi alla vita pubblica. Lascia tre figli. La moglie, insegnante amata in città, era scomparsa 32 anni fa. Un secolo di vita che ha attraversato guerre, ricostruzione e cambiamenti, ma che a Paullo viene ricordato soprattutto per una cosa: la disponibilità verso gli altri.
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