Omicidio di San Donato, Carmelo Cinturrino chiede i domiciliari
DROGA L’agente di polizia, accusato dell’omicidio di Mansouri, ammette di aver spostato l’arma ma nega la premeditazione e chiede una misura meno restrittiva
Non contesta tutto. Contesta il punto decisivo: di avere voluto uccidere. Carmelo Cinturrino, l’assistente capo del commissariato Mecenate arrestato per l’omicidio del pusher Abderrahim Mansouri nel bosco tra San Donato e Rogoredo, ha chiesto al Tribunale del Riesame di sostituire il carcere con gli arresti domiciliari. I suoi legali, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, hanno depositato una memoria difensiva di 60 pagine corredata dalle testimonianze di quattro agenti che, secondo la difesa, non erano mai stati sentiti dagli inquirenti. Davanti ai giudici della libertà il poliziotto ha ribadito la propria versione: ha ammesso la responsabilità per avere collocato l’arma vicino al cadavere, ma ha negato sia la volontà di uccidere sia la premeditazione. Secondo quanto riferito dal difensore all’uscita dall’udienza, Cinturrino avrebbe sostenuto di avere sparato per paura, al buio, in una zona che ha definito pericolosa, aggiungendo di conoscere Mansouri soltanto da una foto segnaletica e di non avere con lui alcun rapporto.
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