L’inchiesta sul suprematista di San Giuliano è partita da una segnalazione ai carabinieri di Codogno
TERRORISMO Un amico del 22enne si è presentato in caserma nel Lodigiano, il giorno dopo è scattata la perquisizione nell’appartamento
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È partita da una segnalazione arrivata ai carabinieri di Codogno l’inchiesta che ha portato in carcere il ventiduenne di San Giuliano Milanese accusato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo.
A parlare è stato un amico che il 25 agosto si è presentato nella caserma del Lodigiano dopo un incontro avvenuto undici giorni prima nell’abitazione del giovane. Quello che aveva visto e ascoltato lo aveva allarmato: in camera da letto armi senza tappo rosso, bandiere, gadget e pugnali con emblemi filonazisti e, soprattutto, il racconto di un progetto di attentato contro una sinagoga e un luogo di preghiera islamico, poi individuato nel centro culturale di San Donato. Il ventiduenne gli avrebbe anche mostrato sul cellulare un documento per rivendicare e giustificare l’azione.
La segnalazione ha fatto scattare il primo intervento. Il giorno successivo i carabinieri della tenenza di San Giuliano Milanese, insieme al Nucleo informativo di Milano, hanno eseguito una perquisizione nell’appartamento.
In quella fase sono stati sequestrati pistole giocattolo e da softair, munizioni a salve, due taser, materiale con svastiche e simboli suprematisti e un iPhone 11.
Il giovane si sarebbe difeso sostenendo che si trattava soltanto di un gioco.
Ma da quel momento l’attenzione degli investigatori si è spostata soprattutto sul contenuto dei dispositivi elettronici.
Il telefono e gli altri materiali informatici sono passati agli specialisti del Ros, che hanno svolto gli accertamenti tecnici e l’analisi forense. Da quel lavoro, secondo l’accusa, sarebbe emersa una preparazione più articolata: testi di propaganda suprematista, scambi di messaggi, file e documenti nei quali il ragazzo avrebbe messo per iscritto le proprie intenzioni.
Tra questi un “Testamento” di dodici pagine, con una sorta di autointervista e proclami sulla presunta necessità di difendere la comunità bianca: «Sono semplicemente un uomo bianco che cerca di proteggere e servire la mia comunità, il mio popolo, la mia cultura e la mia razza».
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito conversazioni su WhatsApp e TikTok, contatti con altri profili e contenuti che facevano riferimento ad addestramento e combattimento, anche attraverso videogiochi. Nella documentazione figurerebbero riferimenti agli attentatori Anders Breivik e Brenton Tarrant.
Gli obiettivi indicati sarebbero stati la sinagoga di via della Guastalla, a Milano, e la Fondazione Giovani per il Bene di San Donato Milanese, associazione che ospita anche un luogo di preghiera islamico. Gli inquirenti ritengono che il giovane avesse individuato i bersagli e raccolto materiale per preparare un’incursione.
Le indagini dovranno chiarire anche l’eventuale rete di contatti con cui condivideva propaganda e contenuti. Il gip ha disposto il carcere.
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