Il primo notaio di Paullo torna e mette in pentola il Carnaroli

LA STORIA Delegato dell’Accademia italiana della cucina, si è distinto ai fornelli

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Quarantacinque anni di professione svolti nel Sudmilano, uno sguardo lucido sull’evoluzione della città e una passione mai sopita per la cucina. Nicola Rivani Farolfi, 78 anni, primo notaio di Paullo, è stato testimone e protagonista della crescita del territorio, con la consapevolezza di chi, pur non essendoci nato, ha saputo farsi paullese con il tempo e il lavoro.

Era il 1977 quando, giovane notaio milanese di origine ferrarese, scelse Paullo senza conoscerla davvero, quando Paullo divenne sede notarile. «Dovevo starci due anni, poi ci sono rimasto per tutta la carriera. Fino al 2022» racconta Rivani Farolfi. Ha visto la città passare da 7mila a più di 11mila abitanti, trasformarsi urbanisticamente e consolidare la sua identità agricola e produttiva.

A Paullo il notaio ha mantenuto un ruolo imparziale, mantenendo l’abitazione a Milano e recandosi ogni giorno a Paullo per non essere coinvolto nelle dinamiche locali. Un metodo che ha favorito il rapporto con la cittadinanza: «Spesso sono stato più che un professionista, un confidente - spiega con un pizzico di orgoglio -. Quando si va dal notaio, non sempre è per una lieta occasione. Una parola di conforto può fare la differenza. Io ho cercato di fare la mia parte, di dare quello che ho ricevuto, aiutando laddove possibile e restituendo il tanto che ho ricevuto».

E Paullo, in quegli anni, era diventato un vero e proprio punto di riferimento. «Prima del 1977 si andava a Lodi, dopo tale data venivano dai comuni del circondario a Paullo: venivano da me, che allora ero uno dei più giovani notai d’Italia» ricorda Farolfi Rivani. Oggi, la tradizione familiare continua: sua figlia Camilla ha preso il suo posto, assicurando la presenza di un Rivani Farolfi tra i notai di Paullo anche nel futuro. Ma la vita dell’ex notaio non è fatta solo di atti e rogiti: delegato per Milano Brera dell’Accademia italiana della cucina, si è distinto anche ai fornelli. E la settimana scorsa è tornato a Paullo e ha cucinato il risotto allo zafferano e raspadüra in occasione della festa per gli ottant’anni del riso Carnaroli. «Amo la cucina e il riso è stato protagonista di molte mie esperienze» racconta, sottolineando il legame con il Carnaroli, il re dei risotti nato proprio a Paullo. Un testimone del passato, dunque, ma un legame che resta. Perché Paullo, alla fine, è diventata la sua seconda casa.n

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