Cosa è successo nella zona dello spaccio tra San Donato e Rogoredo. Indagato il poliziotto che ha sparato

LA DINAMICA La vittima si sarebbe diretta verso gli agenti con in mano un oggetto scuro, una pistola, senza fermarsi all’alt delle forza dell’ordine

È Abderrahim Mansouri, 28 anni, vari precedenti penali, la vittima del colpo di pistola esploso dall’assistente capo del Commissariato Mecenate indagato per omicidio volontario. Uno sparo solo che ha ucciso. Così lunedì sera il boschetto di via Impastato, a Rogoredo, al confine con San Donato, ha restituito l’ennesima scena di sangue in un limbo dove lo spaccio detta i tempi e la notte non è mai davvero silenziosa. Qui, dove le tende dei pusher sono sorvegliate da vedette, due poliziotti in borghese e due agenti in divisa del Commissariato Mecenate avevano ammanettato un uomo, sorpreso con alcune dosi di eroina. Un controllo antispaccio, l’ennesimo per arginare l’ondata della droga. Ma dalla tenda poco distante è uscito Mansouri, un secondo uomo, che ha inveito contro le forze dell’ordine in arabo. E, secondo la ricostruzione, si sarebbe diretto verso gli agenti con in mano un oggetto scuro: una pistola. Gli agenti gli avrebbe intimato di fermarsi, di lasciare a terra l’arma. Ma non l’avrebbe fatto. E alla distanza di una ventina di metri, uno dei poliziotti, temendo per la sua incolumità e per quella dei colleghi, ha estratto l’arma d’ordinanza e premuto il grilletto. Un colpo secco. Il proiettile ha centrato alla testa Abderrahim, che stramazza tra le sterpaglie, ancora vivo, ma gravissimo.

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