Cinquant’anni fa le Br uccisero il maresciallo Maritano

MEDIGLIA Questa mattina a Robbiano in via Amendola la solenne commemorazione con il comandante generale dei carabinieri Teo Luzi

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Mediglia

Alle 3.20 del mattino di martedì 15 ottobre 1974, l’affiliato alle Brigate Rosse Roberto Ognibene, all’epoca trentenne, di Reggio Emilia, si presentò all’ingresso del condominio di 12 appartamenti al 10 di via Amendola a Robbiano di Mediglia, ignorando che poche ore prima i brigatisti Pietro Bassi, di Casalpusterlengo, e Pietro Bertolazzi erano stati ammanettati sulle scale di quella stessa casa dai carabinieri del nucleo speciale antiterrorismo voluto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Entrambi avevano in tasca una pistola con il colpo in canna.

Ognibene, fatti pochi passi, si sentì intimare di fermarsi: erano i carabinieri che aspettavano anche lui, perché nel corso delle indagini sul rapimento del giudice genovese Mario Sossi (sequestrato il 18 aprile 1974 e liberato a Milano il 23 maggio) avevano scoperto l’indirizzo del covo Br di Mediglia. Il brigatista trentenne invece di consegnarsi sparò, colpendo a un polmone e vicino al cuore il maresciallo Felice Maritano. Il militare rispose al fuoco, con almeno quattro colpi andati a segno. Ognibene, fatti pochi passi verso la strada, stramazzò al suolo, ma poi, riportano le cronache dell’epoca, curato all’allora clinica di San Donato se la cavò con 15 giorni di prognosi, e 28 anni di carcere per omicidio aggravato. Il maresciallo invece si spense durante il trasporto al Policlinico di Milano. Lasciò la moglie e 3 figli, aveva 55 anni. L’aver perso la vita per infliggere uno dei primi duri colpi investigativi alle Brigate Rosse gli è valso, alla memoria, due medaglie d’oro, al valor militare e al valore civile. Ma già dal 1941 si fregiava della Croce di guerra al valore militare, per aver attaccato l’artiglieria nemica sul fronte tra Grecia e Albania, e aver continuato a combattere dopo essere stato ferito da una bomba. Il maresciallo Felice Maritano, nativo di Giaveno (Torino), dopo aver subito anche la prigionia in Germania dopo l’8 settembre 1943, per più di vent’anni aveva comandato la stazione dei carabinieri di Genova Rivarolo, quindi chiese di entrare nel nucleo speciale antiterrorismo di Dalla Chiesa, anche se si sarebbe potuto permettere di andare in pensione. Le sue indagini avevano tra l’altro evidenziato l’esistenza di una “colonna lodigiana” delle Brigate Rosse, con il capitolo dell’ “assedio di Casalpusterlengo” del luglio di quello stesso anno 1974 disposto dall’allora giudice istruttore di Torino Gian Carlo Caselli con il pm Bruno Caccia. Il maresciallo Maritano partecipò anche all'individuazione del covo di Renato Curcio e Alberto Franceschini.

Quando assieme agli altri carabinieri del nucleo speciale antiterrorismo individuò il covo a Mediglia, il maresciallo Maritano trovò un appartamento vuoto, Ma con segni evidenti di un frequente utilizzo. E così per cinque giorni i militari rimasero appostati. Fino a quando, uno dopo l’altro, si presentarono i tre brigatisti. I vicini credevano che in quella casa abitassero degli studenti universitari squattrinati, come riportò all’indomani dell’omicidio il «Corriere della Sera». Invece i carabinieri trovarono esplosivi, bombe a mano, un nastro per mitragliatrice, silenziatori, targhe d’auto e documenti contraffatti, cartine geografiche di Piemonte, Liguria e Lombardia. Ma anche 225 documenti, tra dattiloscritti e registrazioni, con le “inchieste” delle Br su fatti come la morte di Giangiacomo Feltrinelli, l’editore dilaniato da una bomba su un traliccio a Segrate, o la strage di piazza Fontana.

Oggi alle 10 l’Arma dei carabinieri commemora il 50esimo del sacrificio di Felice Maritano, in una cerimonia a Robbiano con il comandante generale Teo Luzi

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