Agente morto, dolore e silenzio«La polizia era il suo sogno»
SAN DONATO Aperta ieri pomeriggio la camera ardente per Francesco Imprezzabile, gli è stato fatale un incidente durante un inseguimento. Giovedì l’ultimo saluto
Lettura 1 min.C’era un grande silenzio davanti alla camera ardente allestita a San Donato Milanese, ieri pomeriggio, per Francesco Imprezzabile, l’agente della polizia locale di Milano morto tragicamente a 39 anni lo scorso 22 giugno, durante l’inseguimento di un Suv che non si era fermato all’alt. In pochi hanno trovato la forza di parlare. La famiglia ha scelto il silenzio, raccogliendosi nel proprio dolore, così come molti amici e colleghi. Anche il comandante della polizia locale di Milano, Gianluca Mirabelli, presente per rendere omaggio al suo agente, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Tra le istituzioni era presente la presidente del Consiglio comunale di Milano, Elena Buscemi, che dichiara: «Abbiamo portato la nostra solidarietà e il nostro abbraccio ai suoi familiari. Lo abbiamo ricordato anche in consiglio comunale, è una giornata dolorosa, ma era giusto essere qui, vicino a questa famiglia».
A rompere il silenzio sono stati alcuni amici e vicini di casa di via Sulmona, il quartiere milanese dove Francesco è cresciuto. Lea, Liliana e Simone lo ricordano prima ancora che diventasse agente. «Lo conoscevamo da quando era un bambino - raccontano - era un ragazzo generoso, sempre disponibile ad aiutare tutti. Voleva entrare nelle forze dell’ordine da sempre, era il suo sogno e quando è riuscito a realizzarlo era felicissimo». Ma il pensiero degli amici va inevitabilmente anche alla madre Rosetta, profondamente legata al figlio. «Per lei sarà durissima - spiegano - parlava sempre di Francesco perchè erano legatissimi».
Tra le persone presenti anche Daniele Castelgrande, assessore alla Sicurezza del Comune di San Giuliano Milanese, che con Francesco aveva condiviso un rapporto di amicizia nato molti anni prima. «Faccio fatica a parlarne al passato - racconta con la voce rotta dall’emozione -, Francesco era un amico, lo conoscevo da tantissimi anni e ricordo ancora quando chiedeva consigli su cosa studiare per entrare nella polizia locale. Quella non era soltanto una professione: era la sua vocazione». Castelgrande ricorda ancora il messaggio ricevuto il giorno in cui Francesco gli comunicò di aver superato il concorso. «Era felicissimo. Aveva realizzato il sogno che inseguiva da sempre - continua -, ma prima ancora della divisa c’era l’uomo: una persona sempre pronta ad aiutare gli altri, soprattutto chi era più fragile. È questo il ricordo più bello che conserverò di lui».
Martedì la camera ardente è rimasta aperta per tutto il pomeriggio, meta di un continuo pellegrinaggio, silenzioso, di colleghi e amici di sempre. Il funerale sarà celebrato domani alle 11 a Milano nella chiesa della Madonna della Medaglia Miracolosa.
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