«Papà Corbellini un grande esempio di umanità» VIDEO
Lodi I figli del farmacista lo ricordano a 5 anni di distanza da quel drammatico giorno quando salì su un’ambulanza a causa del Covid e non lo rividero più: «Non ci siamo mai sentiti soli. Sono stati i grandi gesti come i suoi a renderci migliori di quello che siamo»
Lodi
Se n’è andato il 22 marzo del 2020, a 69 anni, Raffaele Corbellini. È stato il secondo farmacista d’Italia, in ordine di tempo, ad essere stroncato dal Covid.
"Nostro papà, grande esempio di umanità". Video di Cristina Vercellone
«Per noi è cambiato tutto in questi 5 anni - racconta la figlia e dottoressa Irene a nome anche della sorella Miriam e dei fratelli Alessandro e Filippo -. Il 21 febbraio ero partita con la mia famiglia per la settimana bianca. Le notizie che arrivavano da Lodi erano angoscianti. Io lo chiamavo, ma lui mi diceva di stare tranquilla, non voleva che mi preoccupassi. Io non ero convinta, così ho chiamato mia sorella: “Qui è un disastro - mi ha detto -, non si capisce cosa stia succedendo”, allora il mercoledì stiamo rientrati a Lodi. Un giorno abbiamo detto a papà: “Vai a fare un giro in bici”. Quando è tornato aveva un po’ di tosse, ma nessuno gli ha dato importanza. Gli abbiamo detto di stare a casa. La sera del 5 marzo però è stato portato in ospedale con l’ambulanza, intubato, aiutato da medici molto preparati, soprattutto da due suoi amici cardiologi; il giorno dopo, visto che l’Humanitas e il San Raffaele non erano ospedali Covid, è stato trasferito da Lodi a Pavia; dopo 15 giorni se n’è andato». Era il 22 marzo.
«In quel momento era tutto chiuso e non si poteva uscire, ma grazie al sindaco di allora che è un’amica, e il sostegno del prefetto, ci è stato concesso di andare almeno al cimitero, in auto singole, a dargli l’ultimo saluto. Ci hanno aiutati tutti. Siamo molto grati».
Da allora la farmacia ha continuato a lavorare senza sosta. «Abbiamo deciso di continuare - dice la figlia - e non chiudere mai nemmeno quando è morto e quando è stato sepolto, nella tomba di famiglia a Livraga, per venire incontro a uno dei suoi desideri più grandi: non avrebbe mai voluto chiudere la farmacia e soprattutto chiudere a causa sua».
Inizialmente i farmacisti di viale Italia hanno chiesto il permesso di lavorare a battenti chiusi, uno per volta. Quando la situazione è migliorata hanno riaperto normalmente.
Il dottor Corbellini metteva sempre in primo piano il suo lavoro. «Era una persona talmente umana che ci ha permesso di portare avanti il lavoro e farlo sempre pensando a lui». Durante la pandemia, i farmacisti si sono trasformati anche in psicologi: «Essendo stati toccati da questa cosa così grossa - commenta la dottoressa - abbiamo capito che una delle cose più importanti è non negare mai l’aiuto al prossimo».
Un ricordo più degli altri stringe la gola: «C’è stato un momento - rammenta - in cui sono arrivate 10 mascherine in farmacia, avevamo consigliato al papà di usarle per lui, ma lui ci ha detto di portarle a una persona anziana e malata del quartiere che ne aveva più bisogno. Questa persona ci ringrazia ancora adesso. Sono questi gesti che ci hanno resi migliori di quello che siamo».
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