Tavazzano, centrale spenta per salvare la Muzza

CALDO Ettore Grecchi del Consorzio: «Lo sarà fino a che non si azzereranno le condizioni di rischio»

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La strage di migliaia di pesci nella Muzza ha lasciato il segno, ma oggi il peggio sembra scongiurato. Almeno per il momento. «La centrale di Tavazzano è attualmente spenta e non contribuisce alle temperature delle acque del canale Muzza: lo sarà fino a che non si azzereranno le condizioni di rischio, per evitare che le acque di scarico ad alta temperatura, finendo in un canale ai minimi storici, generando una nuova drammatica moria di pesci». La situazione resta critica sul fronte idrico, ma il Consorzio guarda già alle strategie per il futuro. A tracciare il quadro è Ettore Grecchi, presidente del Consorzio di Bonifica Muzza Bassa Lodigiana. «Siamo qui a boccheggiare - ammette senza filtri - . L’erogazione dell’acqua a Cassano è al 20 per cento, un dato che si tramuta in un mero 10 per cento nel nostro territorio a causa della perdita di carico. I riflessi ci sono su tutto il territorio. Ed è il caso, ad esempio, del Colatore Muzza a Bertonico dove non ci sono criticità particolari, ma l’acqua è pochissima: viene convogliata per l’irrigazione e per garantire il minimo deflusso vitale, lo si nota chiaramente dal bianco delle sponde scoperte». Di fronte all’emergenza, le campagne si riorganizzano. «Le irrigazioni sono pressoché finite e c’è un bel tentativo di solidarietà tra gli agricoltori. Chi ha già completato il ciclo vegetativo del mais rinuncia all’acqua per farla confluire dove c’è più bisogno». Sul fronte industriale, il blocco è vitale, perché «la centrale oggi è spenta e non scalda il canale. Scongiurate nuove situazioni di rischio, l’impianto resterà fermo finché il pericolo non si azzererà: con questa bassa portata non si possono permettere di riaccendere o i pesci morirebbero di nuovo. Il territorio sta collaborando molto». Si scruta il cielo sperando nei temporali previsti in montagna per il 21 agosto, ma il Consorzio si affida alla ricerca. «Bisognerà ripensare il concetto di irrigazione - spiega Grecchi - : non dico che tutti debbano passare al sistema a goccia, perché significherebbe l’impoverimento delle falde acquifere. Tuttavia, abbiamo commissionato uno studio universitario proprio sulle falde per valutare la creazione di pozzi consortili, in grado di contribuire e dare più acqua nei derivatori e quindi nei canali». La visione strategica tocca anche il Grande Fiume. «Bisognerà pensare al Po, che non si può vedere in queste condizioni. Serve una bacinizzazione, per trattenere l’acqua che ora finisce in mare senza dare benefici. Con questo studio, ormai quasi al termine, potremo cominciare a costruire delle risposte utili per il futuro».

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