«Sicurezza, servono risposte serie»
L’intervista Il presidente del Copasir, onorevole Lorenzo Guerini (Pd): «Necessarie politiche ragionevoli»
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Onorevole Guerini, prima il sindaco di Milano Sala e poi lei, nell’arco di poche ore, avete sottolineato che il tema della sicurezza non va lasciato alla destra. Cosa intende dire?
«Che il bisogno sicurezza è una delle ansie più avvertite nelle nostre società e deve trovare risposte politiche ragionevoli e realizzabili. La sicurezza ha a che fare con la nostra libertà: chi si sente insicuro, chi sperimenta minacce alla propria sicurezza, vede limitata la propria libertà di vivere come desidera, di andare dove si sente, di lavorare senza avere paura. E non dimentichiamo che spesso, ad essere colpite, sono le fasce più fragili della popolazione. Per questo non possiamo non occuparcene».
Sulla sicurezza però il Pd, almeno nell’immaginario comune, qualche errore lo ha fatto. La vostra linea, certo non populista su questo tema, talvolta potrebbe apparire però arrendevole...
«Ecco, appunto, nell’immaginario collettivo. La realtà è un’altra. E cioè che parlare di politiche di sicurezza significa parlare di una pluralità di strumenti: dalla repressione, componente essenziale, all’attività preventiva di intelligence, dalle politiche di contrasto al disagio sociale a quelle educative, dal governo dell’immigrazione alle politiche di integrazione. L’armamentario ideologico della destra è più semplice da comunicare, ma siamo sicuri che sia anche più efficace? Io non ne sono sicuro. Anzi, le aggiungo un dato forse sconosciuto ai più: negli ultimi 25 anni il PD ha avuto il ministro dell’Interno solo per 3 anni complessivi con Amato e Minniti. Per il resto sono stati del centrodestra, ad esempio la Lega ha espresso tre Ministri dell’Interno per 9 anni, o “tecnici”. Ecco, difficile dire che la colpa è sempre degli altri…».
Ha visto gli scontri di Chiumonte? Al di là del suo ruolo istituzionale al Copasir, le chiedo almeno cosa la preoccupa maggiormente di quel che è successo.
«L’assalto ai cantieri della Tav e le aggressioni violente alle forze dell’ordine non solo sono inaccettabili ma sono atti di guerriglia di organizzazioni, con legami transnazionali, tesi a sovvertire l’ordine. La mia solidarietà agli agenti feriti, ma più in generale a tutte le forze di polizia, è piena, così come condanno con fermezza ogni violenza. Non bisogna sottovalutare minimamente ciò che è accaduto ed accanto alle indagini della magistratura, che devono essere svolte in piena serenità e senza intromissioni politiche, deve essere rafforzata l’analisi del fenomeno, soprattutto nelle azioni di prevenzione».
C’è spazio per il dialogo con la sinistra estrema dei centri sociali o serve una cesura netta? Guardi che qualcuno nel suo campo largo non disdegna il confronto...
«Non banalizziamo. Per me parla la mia storia: ho sempre usato parole inequivocabili anche in occasione, ad esempio, degli incidenti a Torino durante il corteo per Askatasuna. Il diritto a manifestare è costituzionalmente garantito ed è un caposaldo di ogni democrazia. E limitarlo, significherebbe restringere gli spazi democratici. Ciò detto, le forze dell’ordine agiscono proprio per tutelare che questo diritto possa essere esercitato. E anche per questo condanno le violenze che mettono invece a rischio l’esercizio di questo elemento fondamentale di libertà».
Anche nel Lodigiano il tema delle sicurezza è avvertito con sempre maggiore sensibilità dalla popolazione. La microcriminalità colpisce soprattutto le fasce più deboli. Che idea si è fatto?
«Che il nostro territorio, per quanto le condizioni di vivibilità e socialità siano un elemento preservato più che altrove, non è immune da questi fenomeni. Ringrazio tutte le istituzioni preposte alla sicurezza, dal prefetto alle forze di polizia e alla magistratura, per la professionalità e il senso del dovere con cui agiscono per assicurare sicurezza e legalità. Così come i sindaci che hanno un ruolo di frontiera anche nel presidio della sicurezza urbana e sui quali a volte vengono scaricate responsabilità non loro. Più è forte la collaborazione istituzionale e migliori sono i risultati. La sicurezza assoluta non esiste ma il lavoro convergente, dal Governo ai territori, è certamente più efficace. Ma questo richiede serietà e responsabilità politica che non sempre scorgo…».
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