Sicurezza, a Lodi arrivano pure i “Laus Angels”: «Vi accompagniamo a casa»

STAZIONE Volontari nelle zone in cui la percezione di insicurezza è maggiore

Da circa un mese, chi passeggia per le vie di Lodi può incontrare persone con una felpa blu (di sera, divisa giallo evidenziatore) e la scritta “Angeli Lodigiani”. Non sono agenti, ma cittadini comuni che hanno deciso di mettersi in gioco per rendere la città un luogo più sicuro. L’iniziativa, battezzata “Laus Angels”, fa capo a Gianmario Invernizzi, capogruppo di opposizione in Consiglio comunale ed esponente della lista Sara Casanova. I volontari hanno già mappato le zone considerate più problematiche: piazzale della stazione, via Dante, via Villani e via Nino Dall’Oro.

«Quartieri dove la chiusura di negozi e attività ha lasciato spazi bui e poco frequentati - ha spiegato Invernizzi, durante il presidio di ieri sera nella zona della stazione - terreno fertile per reati e spaccio». I Laus Angels si muovono in piccoli gruppi in contatto con le forze dell’ordine. «Il nostro obiettivo - ha precisato il promotore - non è sostituirci alle forze dell’ordine, ma affiancarle con una presenza costante e riconoscibile. Vogliamo offrire un punto di riferimento nelle aree dove la percezione di insicurezza è più alta». Un’attenzione che si traduce in un servizio concreto: «Abbiamo attivato un numero di telefono che chiunque può contattare se ha bisogno di essere accompagnato – ha detto Stefano Rotta, uno dei volontari -. Siamo stanchi di vedere giovani e anziani aver paura di uscire». «Non a caso - ha proseguito Invernizzi - durante un recente incontro nel quartiere della città bassa, una ragazza di vent’anni ha raccontato di non sentirsi tranquilla a rientrare sola la sera. Noi arriviamo e accompagniamo fino a destinazione».

Rotta ha sottolineato il coinvolgimento dei volontari nella vita quotidiana della città: «A differenza di altri politici presenti a Lodi, noi viviamo queste situazioni ogni giorno e ci occupiamo anche di persone con fragilità, ad esempio ci è capitato di aiutare alcuni anziani a portare la spesa a casa». Alla base del progetto, ha spiegato Invernizzi, c’è anche una forte motivazione identitaria: «Siamo italiani e vogliamo poter vivere liberamente la nostra città. Gli extracomunitari che arrivano e si integrano sono i benvenuti, ma chi delinque deve essere rimpatriato. Il nostro slogan è rimpatrio e riconquista: vogliamo tornare a sentirci padroni dei nostri quartieri».

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