(Foto di Ploiesteanu)
INCONTRO ALL’IBSA Le nuove case di comunità non bastano, occorre renderle operative e vive per soddisfare i bisogni dei pazienti, anziani e fragili
Non bastano le strutture nuove. Il punto, oggi, è farle vivere davvero. È da qui che parte la riflessione emersa ieri, durante l’incontro “Medicina e territorio - come rispondere ai cittadini”, ospitato nella sede di Ibsa, a Lodi, e organizzato in collaborazione con il Gruppo, insieme ai partner Bcc Lodi e Il Cittadino. A guidare il dialogo è stato Lorenzo Rinaldi, direttore de Il Cittadino, che ha accompagnato gli interventi dei protagonisti del sistema sanitario locale: Guido Grignaffini, direttore generale Asst Lodi e Sara Mariani, amministratore unico Irccs Policlinico San Donato. «Dal punto di vista edilizio e strutturale le case di comunità sono a buon punto - ha spiegato Grignaffini -. A Lodi l’attivazione completa è prevista tra fine aprile e i mesi di maggio e giugno, mentre altre realtà, come Casale, Sant’Angelo e Codogno, sono già operative. Eppure la vera sfida è un’altra: dare un’anima a queste strutture. Il bisogno è concreto: oltre il 22 per cento della popolazione è over 65 con patologie croniche. A questo si aggiunge una quota significativa di anziani fragili che, come emerso dal progetto di monitoraggio sulla popolazione over 80, non è ancora intercettata dai servizi. Li abbiamo trovati ma molti non si rivolgono ancora a noi. Dobbiamo andare incontro noi a loro». Un tema che si intreccia anche con la geografia del territorio: «Non tutti i comuni sono ben collegati ai poli principali, rendendo ancora più complesso l’accesso». E se il territorio deve rafforzarsi, anche l’ospedale sta evolvendo. Non più solo luogo di cura, ma snodo di presa in carico complessiva della persona.
© RIPRODUZIONE RISERVATA