(Foto di Mungiello)
LODI DIVISA IN DUE Affari a picco in via Cavallotti per il calo dei clienti
Lettura 2 min.«Sembra di essere in lockdown, ai tempi del Covid». E come allora, per ragioni diverse, c’è paura, quella di non riuscire a resistere e salvare così il lavoro di una vita. Siamo in via Cavallotti, oltre il ponte Napoleone Bonaparte, chiuso al traffico dal 9 marzo. A parlare è Giuseppe Brindisi, titolare del panificio Brindisi, una delle storiche vetrine del quartiere, alle prese con una prova durissima. Lo stop al traffico, come si temeva, ha generato anche i primi effetti sui registratori di cassa. E l’impatto è difficile da gestire, in un momento in cui si registrano anche gli aumenti generalizzati su elettricità, gas, carburante e in cui, complice l’incidente in cantiere di martedì pomeriggio, aumentano anche i timori sui tempi. «Tra la curiosità e i movimenti legati ai lavori per la fibra, durante le prime settimane ne abbiamo risentito meno, ora invece sembra di essere in lockdown, ai tempi del Covid - dice l’uomo -: quando ci sono incidenti sul lavoro capita che i cantieri siano bloccati, anche se speriamo tutti che non sia così. Ci auguriamo tutti che per settembre sia tutto finito, ma è chiaro che lavorare su più turni, ora che le giornate si sono anche allungate, sarebbe utile a velocizzare i tempi. Oggi invece alle 16 piantano i mezzi e vanno via, quando a quell’ora potrebbe iniziare una nuova squadra fino a che c’è luce: la stagione lo permette. Restiamo fiduciosi negli aiuti promessi dal Comune, ma non possono arrivare a settembre: a maggio, giugno e luglio che facciamo? Qui è aumentato tutto: dai 560 euro di elettricità del mese scorso, siamo arrivati a 880 euro».
Altrettanto preoccupata è Luisella Nelli del Bar Nelli, perché «ho perso 6mila euro, ma me ne sono arrivati altrettanti da pagare e l’assicurazione o la Siae non aspettano - dice -: qui serve una soluzione immediata, altrimenti non ci sarà più un’attività su questa via. A parte qualcuno che passa al mattino per prendere il pane, da queste parti non si vede più nessuno. Si mettono a disposizione 240mila euro per il premio di accelerazione all’impresa: io penso che queste risorse andavano distribuite da subito tra le attività, anche perché sei mesi sono tantissimi e non abbiamo modo di aspettare. Dobbiamo farci carico di un mutuo per resistere? Per qualcosa che non dipende da noi? Peraltro è difficile credere che finiranno a settembre, come è difficile pensare che aprirà la piscina. Nessuno ce l’ha con il sindaco, per carità, ma bisogna capire che così non andiamo avanti».
Che le vetrine abbiano bisogno di aiuti immediati, chiosa anche Mohamed Faidi del Bazar Miral, «non è un segreto per nessuno: le cose stanno andando malissimo, da qui non passa ormai quasi più nessuno». I contraccolpi si sentono però anche dall’altra parte del ponte, verso il centro. «Il primo giorno dei lavori è stato devastante, non si è visto nessuno per tutto il giorno - sottolinea Oxana Dobrea dal bancone del Bar Davide - e in generale le prime settimana abbiano risentito molto della situazione. Ora va un filo meglio, ma non molto: abbiamo perso tutto il passaggio di andava al lavoro o tornava a casa in direzione Crema». Si pensava peggio, invece, al panificio La Barca di corso Adda. «Siamo positivi - dice Mara Davindi - perché ci aspettavamo una situazione peggiore. Abbiamo perso qualcosa nei passaggi di chi tornava verso casa, ma tutto sommato la situazione tiene».
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