Paolo Pileri: «I due problemi del Lodigiano sono consumo di suolo e fanghi»
L’intervista al docente di Pianificazione e progettazione urbanistica del Politecnico di Milano
Lodi
Nella provincia di Lodi ci sono due problemi giganteschi: il consumo di suolo e l’agricoltura tossica. Non usa mezzi termini Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano.
La Lombardia è la numero uno nel consumo di suolo in Italia. Il Lodigiano - dalle parti di Casale, Orio Litta - è un capannone unico. A Senna si è costruito praticamente sulla via Francigena e si è distrutta un’enorme opportunità. Con i fondi del Pnrr doveva diventare una perla, un grande laboratorio per immaginare un punto di accoglienza intelligente, fatto bene, sostenibile
«La Lombardia è la numero uno nel consumo di suolo in Italia. Il Lodigiano - dalle parti di Casale, Orio Litta - è un capannone unico. A Senna si è costruito praticamente sulla via Francigena e si è distrutta un’enorme opportunità. Con i fondi del Pnrr doveva diventare una perla, un grande laboratorio per immaginare un punto di accoglienza intelligente, fatto bene, sostenibile. Siamo in un mondo che si è attaccato come una sanguisuga al consumo di suolo e non riesce a venirne fuori». La tematica è più che mai attuale, dato che «quello che è successo in Emilia Romagna potremmo averlo anche qui. Quando cementifichi, se ti va bene, aumenti di sei volte la quantità di acqua che non si infiltra nel terreno».
Quando il suolo viene cementificato, quindi, muore per sempre, ma un grosso problema è costituito anche da eccessivo spandimento di liquami e trattamenti con agrofarmaci che fanno sì che abbiamo terreni ormai sterili
Si parla di consumo di suolo quando si tratta di cementificazione, mentre l’agricoltura «ha la responsabilità del degrado del suolo, cioè della contaminazione. Il suolo va pensato come un corpo vivo: in un campo che non ha mai subito trattamenti, un cucchiaino di terra ha 9 miliardi di batteri e altri animaletti. Il suolo è l’ecosistema più essenziale che abbiamo anche se non lo riconosciamo». Quando il suolo viene cementificato, quindi, muore per sempre, ma un grosso problema è costituito anche da «eccessivo spandimento di liquami e trattamenti con agrofarmaci che fanno sì che abbiamo terreni ormai sterili. Sono usati soprattutto per la coltivazione di mais, del quale l’80% va nella produzione di alimenti per animali. L’80% di quello che si coltiva in provincia di Lodi diventa escrementi di animali o cenere che va nella biomassa».
L’agricoltura è sconvolgentemente sbilanciata verso produzioni a fortissimo impatto ambientale e a fortissima redditività, quindi fa comodo e chi se ne frega se dà problemi alla salute. Un tema molto forte è quello chiamato One Health: se sta bene il pianeta noi stiamo bene, ma non viceversa
Se si producesse meno, la situazione migliorerebbe. «L’agricoltura è sconvolgentemente sbilanciata verso produzioni a fortissimo impatto ambientale e a fortissima redditività, quindi fa comodo e chi se ne frega se dà problemi alla salute. Un tema molto forte è quello chiamato One Health: se sta bene il pianeta noi stiamo bene, ma non viceversa». Secondo Pileri «il ciclo delle carni ha superato ogni soglia di decenza e impatta sull’uso del territorio in maniera decisamente potente. È chiaro che va ampiamente riformato sia dal legislatore che dalla gente». Il tema dell’eccessiva produzione di carne si collega al discorso anche perché «i fanghi e gessi di defecazione - che di fatto sono rifiuti che subendo una sorta di inertizzazione non vengono più classificati come tali - vengono usati in modo massiccio perché sono un modo per smaltire ciò che un enorme numero di capi produce, e non in modo naturale». Non è da dimenticare poi «quanta acqua e quanta terra serve per crescere una mucca. A parità di proteine un chilo di carne richiede dai 30 ai 50 metri quadri, un chilo di uova dai 4 ai 6 e con le uova si ha un apporto 30 volte maggiore a parità di metri quadri». Per cambire non è quindi necessario che tutti diventino vegani. «Si può essere anche “onnivori coscienziosi”, che mangiano meno carne, per ridurre la propria impronta».
Il professor Pileri punta l’attenzione sul ruolo dei sindaci: «è incredibile che diamo loro in mano la responsabilità del suolo, che è un ecosistema delicatissimo e fragilissimo, senza nessuna “patente”. È vero che hanno le mani legate su certe cose, ma nulla vieta loro, di farsi sentire. Penso soprattutto ai più giovani: i loro coetanei protestano in piazza, loro da che parte stanno?».
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