«Obiettivo, portare i pazienti a fare la dialisi sul divano di casa» VIDEO
LODI Intervista al nuovo primario di nefrologia dell’ospedale Maggiore, il dottor Filippo Mangione che sta ricostruendo il reparto. Appello del medico alla donazione dei reni
Lodi
Sta incominciando a vedere la luce in fondo al tunnel. Il nuovo primario di nefrologia dell’ospedale Maggiore, il dottor Filippo Mangione, ha già riportato la squadra da un medico solo, se stesso, a 6. Uno dei suoi obiettivi è formare il personale per portare il servizio di dialisi a domicilio e incrementare il numero di donatori di reni anche da viventi.
LODI «Porteremo la dialisi a casa», parla il dottor Mangione. Video di Cristina Vercellone
Chi è
Il dottor Mangione, 46 anni, pavese di origini e di formazione, non smetterà mai di ringraziare i suoi «grandi maestri del San Matteo, i professori Ciro Esposito e Antonio Dal Canton. All’epoca, nel 2008 - dice - era molto difficile trovare lavoro nel sistema sanitario nazionale, sono passato dal dottorato di ricerca, poi dalla libera professione e dal contratto a tempo determinato (oggi reclutiamo professionisti ancora prima della fine della specialità). Nel 2010 sono diventato medico strutturato al San Matteo e stabilizzato e la mia autonomia mi è stata riconosciuta. Avevo conosciuto il mio predecessore, il dottor Martco Farina e sono arrivato a Lodi, poi le cose sono cambiate strada facendo. Sono arrivato a maggio del 2023, la nefrologia ha affrontato momenti di difficoltà, io ho partecipato al concorso e sono diventato primario».
La luce in fondo al tunnel
«Sto portando avanti questa opera di rinnovamento che sta dando delle soddisfazioni - spiega il medico -. Stiamo vedendo la luce alla fine del tunnel, sono arrivate nuove risorse. Proprio oggi (ieri, ndr) è arrivato un nuovo collega. Si tratta di uno specialista di esperienza che arriva da Legnano e ha una expertise in linea con i nostri obiettivi». Quella di Lodi è considerata una nefrologia “periferica”, rispetto ai maxi centri lombardi anche perché non è punto di riferimento per il trapianto del rene. «Siamo però - annota il primario - tra le nefrologie periferiche più importanti e più grandi. Abbiamo 13 posti letto: ci sono ospedali grandi che ne hanno meno, come il Fatebenefratelli di Milano, mentre il San Matteo ne ha solo 3 in più».
Numeri in crescita
A Lodi i pazienti che si sottopongono alla dialisi extracorporea sono 180, metà in trattamento a Lodi, l’altra metà nei Cal di Sant’Angelo e Casale.
«Accanto alla dialisi extracorporea - precisa il primario - abbiamo l’attività di dialisi peritoneale che è storicamente limitata e stiamo espandendo con i liberi professionisti che ci hanno dato una mano nel periodo più critico. Il collega arrivato oggi si occuperà proprio di questo. Uno dei nostri obiettivi è trattare i pazienti a casa. L’obiettivo dato dalla Regione e dal Pnrr è portare fuori dagli ospedali i pazienti con patologie croniche. Intendiamo formare il personale dell’Asst: una quota di pazienti non può provvedere in autonomia con la dialisi peritoneale a domicilio e attualmente è costretta a venire in ospedale. Contiamo di mandare a casa dei pazienti gli Oss formati e gli infermieri di comunità che svolgono la funzione di care manager in grado di intervenire in caso di complicanze. Sto predisponendo il progetto in collaborazione con il primario di Treviglio, per garantire omogeneità di trattamenti in territori confinanti. In peritoneale noi abbiamo 14 pazienti».
Ad agosto più ricoveri
«Nel 2023 sono state effettuate 1700 visite. Tenendo conto che a febbraio io ero il solo medico del reparto e adesso siamo in 6 è un bel cambiamento. La pianta organica, per altro datata, parla di 9 dirigenti. Trovare medici è difficile. Nel 2023, in Italia, meno della metà dei posti messi a bando è stato coperto. Nel 2023 abbiamo avuto 203 ricoveri, ma ad agosto 2024 rispetto allo stesso mese del 2023 i ricoveri sono cresciuti».
Dialisi a domicilio
Il primario punta a portare al domicilio anche la dialisi extracorporea assistita. Ci sono strumenti di piccolo ingombro che lo consentono. Effettuare la dialisi sul divano di casa davanti alla Tv è un’altra cosa. La tecnologia aiuta a portare a casa i pazienti.
«In campo - aggiunge il primario - c’è anche l’ipotesi della telemedicina. In determinati contesti, come il controllo periodico dei pazienti cronici, in assenza di criticità, è un’ottima soluzione. Come avviene poi per i cardiologi, anche noi abbiamo la possibilità di ricevere i dati della dialisi peritoneale via wireless in tempo reale. Possiamo così vedere se il paziente si sottopone al trattamento e se c’è un problema lo risolviamo».
Più trapianti di rene
«Tra gli obiettivi - aggiunge il medico - non posso non citare la necessità di implementare il trapianto di rene che consente di guarire dall’insufficienza renale. La dialisi cura, ma limita la vita quotidiana delle persone. Per fare più trapianti bisogna aumentare il numero dei donatori sia da persone passate a miglior vita sia da viventi. È importante che la popolazione sappia che donare il rene non comporta rischi di mal practice o di furti di organi, ma salva la vita delle persone. Il trapianto garantisce anche la sopravvivenza migliore del donatore perché quest’ultimo è sempre sotto controllo. Invito i cittadini e i medici di famiglia a stimolare questa riflessione sulla donazione di organi. Noi siamo a disposizione per prendere in carico le istanze delle persone interessate. Attualmente sono 18 i pazienti in attesa di trapianto a Lodi. La media di attesa è di 2 anni e mezzo. Non sono pochi. Per donare serve una compatibilità sanguigna e immunologica. La rete del trapianto è un impegno serio, io faccio parte del tavolo regionale. La percentuale di successo del trapianto è altissima».
La nefrologia resiste
«La copertura infermieristica è adeguata - aggiunge il dottor Mangione -. Adesso stiamo bandendo il concorso di capo sala, la coordinatrice, brava e capace, è andata in pensione. Nonostante tutte le criticità, ci tengo a dire che la nefrologia di Lodi esiste, fa il suo lavoro e garantisce una qualità assistenziale di assoluto livello, grazie a tutti quelli che ci lavorano. I cittadini possono continuare ad affidarsi a questo servizio perché funziona».
© RIPRODUZIONE RISERVATA