Morti bianche, ventidue le vittime tra 2007 e 2026 nel Lodigiano

STRAGE SILENZIOSA Dal crollo di un pilastro al deragliamento di un treno, dalle cadute dai tetti ai malori durante il turno: un lungo elenco di trageddie

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Ventidue persone morte mentre lavoravano nel Lodigiano, dal 2007 all’ottobre 2026: diciannove episodi, dal crollo di un pilastro al deragliamento di un treno, dalle cadute dai tetti ai malori durante il turno. Addirittura cinque morti sul lavoro in otto mesi, da gennaio ad agosto 2026, che fanno di Lodi la provincia lombarda con il rischio più alto. La cronaca elenca gli incidenti principali, ma non esaurisce l’inventario dei decessi che, incrociati con i dati Inail e dell’Osservatorio Vega Engineering, è superiore. Il primo nome che appare nelle cronache è quello di Salvatore Tudisco, 39 anni. Il 7 maggio 2007 , a San Rocco al Porto, un pilastro di mattoni lo schiaccia durante la ristrutturazione di un casale. Era il suo primo giorno di lavoro. Nel luglio 2011 , a Sant’Angelo Lodigiano, un operaio muore sotto una pressa in un’impresa di materiali edili. Nel maggio 2012 , a Lodi, Gianmario Boccardelli, muratore di 54 anni, precipita mentre lavora in un cantiere. Le cadute tornano nelle storie successive. Luigi Belotti, 60 anni, muore il 4 giugno 2015 a Boffalora d’Adda mentre interviene su una linea telefonica: cade da circa tre metri. L’anno prima, il 2014 , a San Rocco al Porto, un sessantottenne aveva perso la vita in un’altra azienda. Nel 2017 , alla Baerlocher di Lodi, Antonino Milazzotto, 60 anni, viene colto da un malore fatale durante il turno notturno. Nel 2019 muoiono un operaio di 52 anni, investito dallo scoppio di una valvola dell’autocisterna del latte nell’area ex Polenghi a Lodi, e Joachim Bauer, austriaco di 32 anni, precipitato in una vasca di un impianto a biogas a Maccastorna. Per recuperarne il corpo bisogna svuotare la cisterna. Il febbraio 2020 concentra tre vittime in quarantotto ore. Il 4, a Tavazzano, un ventenne indiano resta schiacciato contro un muro da un tir durante una manovra. Il 6, a Livraga, il Frecciarossa Milano-Salerno deraglia e uccide i macchinisti Giuseppe Cicciù, 51 anni, e Mario Dicuonzo, 59. Due morti nello stesso incidente, entrambi nella cabina dove stavano lavorando. Nel luglio 2023 un operaio di 44 anni muore dopo un malore mentre traccia la segnaletica stradale a Lodi, in una giornata di caldo intenso. Il 2024 conta quattro vittime nella ricostruzione: a Brembio Pierpaolo Bodini, appena diciottenne, viene schiacciato dall’ala di una seminatrice; a Lodi Vecchio un settantunenne precipita mentre ripara un tetto; a Pieve Fissiraga Mario Garini, 60 anni, muore per un infarto nel bagno del Bennet e viene trovato ore dopo; il 31 dicembre Sayed Atef El Bendary, 24 anni, cade dal tetto di un capannone. Nel gennaio 2025 il camionista portoghese Gonzaga Bailao, 43 anni, viene trovato senza vita nella cabina del mezzo a Somaglia. Nel 2026 le cronache riportano le morti di Alberto Corradi, 51 anni, per un malore in un impianto a biogas a Cornegliano, e Giuseppe Vispa, trovato nei campi tra Ospedaletto e Livraga: il possibile ruolo del caldo resta da accertare. L’ultimo nome è Orlando Andreini, allevatore di 60 anni, morto il 19 ottobre a Crespiatica sotto la pala di un Bobcat.

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