LODI Studio sul danno renale acuto, l’ospedale coinvolto nella ricerca
SALUTE Utilizzato il software Akira per predire le complicanze in terapia intensiva
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Pubblicato su “Intensive Care Medicine Experimental”, una delle più accreditate riviste scientifiche al mondo, uno studio sulla predizione del danno renale acuto che ha visto anche la partecipazione dell’ospedale Maggiore di Lodi. Nella Terapia Intensiva diretta dal primario Gianluca Russo, dove opera il medico-ricercatore Carmine Votta, è stato utilizzato il software Akira, realizzato da una star-up di Torino e in uso già da tre anni anche al Maggiore, raccogliendo i dati di 110 pazienti che sono transitatati in reparto. Lo stesso è stato fatto agli ospedali Maria Vittoria di Torino e Giovanni XXIII di Tarragona. L’articolo valida scientificamente l’utilizzo della piattaforma Akira.
«Questa pubblicazione - sottolineano Russo e Votta - premia il lavoro, l’impegno che quotidianamente profondiamo nel cercare di portare avanti, parallelamente all’attività clinica, l’attività di ricerca in ambito anestesiologico e rianimatorio e ci motiva nel continuare su questa strada». Spiega Votta: «L’insufficienza renale acuta è una delle complicanze più gravi nei pazienti ricoverati in terapia intensiva, con una incidenza che può superare il 40%. Questa condizione non solo aumenta significativamente il rischio di mortalità ma comporta anche costi sanitari elevati». La piattaforma Akira, che sfrutta un algoritmo di intelligenza artificiale addestrato su 4 grandi database, di cui uno nazionale e tre internazionali, e su un campione di oltre 60.mila pazienti, rafforza l’attività clinica dell’intensivista. «Grazie alla nuova tecnologia si riesce a valutare una serie di parametri, elaborare i valori nel loro insieme, accertandone l‘eventuale alterazione, predire il peggioramento della situazione e anticipare le linee del trattamento e della gestione terapeutica del paziente – continua lo specialista dell’ospedale di Lodi -. Questa capacità di previsione consente a noi clinici di adottare strategie terapeutiche mirate e tempestive con l’obbiettivo di ridurre la progressione della malattia, migliorare la prognosi del paziente e abbattere i costi sanitari legati a trattamenti più invasivi come la dialisi».
Il direttore generale dell’Asst, Guido Grignaffini, nel congratularsi per il traguardo, ha ricordato il valore aggiunto dell’attività di ricerca per l’azienda ospedaliera: «Non è poco per una Azienda a cui non sono conferite cliniche universitarie e che ciò nondimeno crede nella promozione della cultura e dell’indagine clinica».
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