LODI Presi gli autori della rapina avvenuta in una casa di via Ungaretti VIDEO
Gli agenti della questura di Lodi sono risaliti agli autori grazie a un dispositivo medico utilizzato da uno degli uomini della banda
Lodi
Un fissatore tra la tibia e la caviglia sinistra, segno di una recente operazione e dell’applicazione di un dispositivo medico che poche persone portano in Italia. Da questo dettaglio gli agenti della questura di Lodi sono riusciti a risalire agli autori della rapina del 23 gennaio in un attico della Spina Verde a Lodi. Una rapina dai connotati violenti che aveva turbato l’intera città, quella di via Ungaretti, con le vittime violentemente picchiate per più di mezz’ora di prima mattina.
LODI Le immagini della violenta rapina nella Spina verde. Video di Nicola Agosti
Questa mattina l’annuncio di tre arresti, e di due persone indagate, e della ricostruzione del piano architettato da almeno due anni dai malviventi, una banda composta da 5 persone tra italiani, romeni e albanesi di cui una residente nel Lodigiano.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Lodi, che hanno coinvolto poliziotti di Lodi, Milano e Torino, hanno permesso di eseguire le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati questa mattina dal capo della squadra mobile Alessandro Battista.
Si è trattato di una rapina violenta che aveva preso il via poco prima delle 7.30, quando tre rapinatori, attesi in strada da un palo e arrivati in città a bordo di un’auto con targa falsa, avevano atteso che una delle vittime, imprenditori nel campo cosmetico a San Zenone, aprisse la porta di casa. Fatta irruzione, i rapinatori avevano immobilizzato con fascette e nastro adesivo i coniugi 60enni picchiandoli per 40 minuti, asportando da una cassaforte 20 mila euro, gioielli e beni in oro. Poi la fuga e l’intervento di sanitari e poliziotti: una delle vittime, l’uomo, aveva ricevuto tre mesi di prognosi.
Le indagini della Questura, proseguite a tappeto per mesi, hanno portato ad una visione accurata delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti in casa. Proprio da un fotogramma è arrivata la svolta: è stato individuato un fissatore alla tibia sinistra di uno degli uomini della banda. Gli accertamenti con gli enti sanitari hanno permesso di ridurre drasticamente il numero di indiziati. È emerso, infatti, che la persona era stata operata a Torino. Proprio nel corso di una visita di controllo in un ospedale del capoluogo piemontese gli agenti si sono presentati per seguire i movimenti dell’uomo, un 35enne pregiudicato: l’hanno trovato con il cappellino e lo zaino usato il giorno della rapina.
Da lì i poliziotti sono riusciti a risalire all’intero clan (due i basisti residenti tra Lodigiano e Sesto San Giovanni e quello di Sesto legato ad ambienti malavitosi in tutta Italia. Gli uomini avevano reperito le informazioni sulle vittime grazie alla frequentazione di locali comuni e del territorio), e ai due rapinatori, provenienti da Torino, entrati in azione il 23 gennaio.
Durante le perquisizioni domiciliari sono stati ritrovati abiti utilizzati il giorno della rapina, i 20 mila euro in contanti e una pistola con munizioni detenuta illegalmente. Un plauso questa mattina agli agenti, oltre che da Battista, è arrivato anche dal primo dirigente vicario del questore Maurizio Ferraioli. «Da un dettaglio si è data una risposta concreta. Sappiamo quanto si senta il bisogno di avere una percezione di sicurezza e in questo caso lo abbiamo fatto con particolare forza», ha dichiarato.
L’approfondimento di Nicola Agosti sul «Cittadino» in edicola domani 22 giugno 2023
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