LODI «Mia figlia aggredita da una baby gang»: la denuncia di una mamma
Spuntano i video scioccanti delle azioni punitive avvenute anche in pieno giorno
Lettura 3 min.Un normale pomeriggio d’estate. È fine agosto, fuori dal Burger King, alle porte della città. «Puttana di merda, zoccola, cosa ti scrivevo...» eppoi giù schiaffi, calci e pugni. La ragazzina più alta, 13, forse 14 anni, si siede a cavalcioni di una ragazzina più minuta, poco più che bambina. Hanno lo stesso abbigliamento: short, canotta e sneakers. L’altra la colpisce più volte, mentre la sua testa sbatte sul pavimento e contro le inferriate del fast food. I suoi capelli biondi ondeggiano per la furia di un’aggressione che ha tutto il sapore della “banalità del male”.
I frame sono tre. Scorrono veloci sullo schermo del cellulare ma lasciano sbigottiti. Sotto si sentono delle risate. A pochi metri di distanza ci sono dei bambini seduti sulle biciclette. Passano delle auto, ci sarà sicuramente qualcuno dentro al ristorante. Ma non si vede nessuno intervenire. La mano che riprende la scena è sicura, forse non è la prima volta che filma.
E infatti c’è un altro video. Questa volta è buio, dobbiamo andare indietro di qualche mese, è marzo 2022. Non è notte. Sono le 7.30 del mattino. Sotto, il rumore del traffico. Il “ring” questa volta è la pensilina dei bus non molto distante dalla scuola media “Don Milani”. La protagonista è ancora lei. L’abbigliamento è cambiato: fuseaux marroni e piumino bianco. La vittima è sempre una coetanea. Insulti e botte. Ma questa volta l’altra cerca di difendersi. «Fatti rispettare - si sente una voce fuori campo in un italiano misto a una cadenza nordafricana -... un calcio nella bocca dello stomaco, te l’avevo pure insegnato». Una giovane voce maschile suggerisce di colpirla più in basso. Per poco le due non finiscono sotto le macchine che passano veloci. Il video dura 2 minuti e 48 secondi, molto di più degli altri. E nessuno, lo ripetiamo nessuno, interviene.
Arriviamo al 3 settembre, sempre di quest’anno. È sabato sera. La scuola è alle porte, fa ancora caldo. Un gruppo di amici e amiche di un paese vicino a Lodi decide di trascorrere qualche ora in centro. Arrivano verso le 21, accompagnati dai genitori che si dividono i viaggi dell’andata e del ritorno. Stavolta non c’è un video. «Non so cosa proverei a vederlo...» sospira la donna che abbiamo davanti: per il lavoro da operatrice sanitaria che svolge ormai da trent’anni è abituata a vederne di tutti i colori.
Il racconto che ci fa è altrettanto forte e crudo. Sua figlia, 14 anni, prima superiore, che da grande vuole fare la psicologa e pensa come dovrebbe giustamente fare una adolescente che il mondo è così bello, è l’ennesima vittima della ragazza dei video. «Ma non è mai da sola, colpisce sempre in compagnia di altri coetanei, maschi e femmine e c’è sempre qualcuno che filma con il cellulare» ci dice questa mamma che ha già sporto denuncia ai carabinieri della stazione di Lodi e si è affidata all’avvocato Valerio Pierluigi Rozza per tutelare la sicurezza di sua figlia.
Che ha avuto la semplice sfortuna di essersi momentaneamente allontanata dal gruppo di amici mentre tutti erano sui Giardini del Passeggio, per fermarsi a parlare con una delle sue amiche del cuore appena arrivata dalla Canottieri.
«Perché è stata individuata dal branco, che trova una vittima a caso - continua la mamma -; una del gruppo ha improvvisamente spinto quella più grande contro mia figlia, sono cadute, mia figlia ha chiesto addirittura scusa e poi da lì è partito tutto». La ragazza finisce a terra, l’altra le si mette addosso, le afferra i capelli, come nel video fast food. L’amica che era con lei lancia l’allarme. Alcuni ragazzi del gruppo intervengono, riescono a liberarla da quella che nel frattempo si era fatta una vera e propria morsa umana. Scappano verso il centro. L’aguzzina non si dà per vinta, insegue la sua vittima, continua a tirarle sberle anche da dietro. Poi gli amici trovano riparano in un bar e chiamano casa per farsi venire subito a prendere. Poco dopo, intanto, un 17enne di Melegnano viene accoltellato in stazione da un ragazzino di soli 14 anni, che verrà in seguito denunciato dalla polizia. «Mia figlia aveva una guancia arrossata, ci ha messo una settimana per raccontare bene quanto era accaduto» dice la mamma, che non nasconde il terrore che prova tutti i giorni che la sua ragazza prende il pullman per venire a Lodi a scuola. Perché lei, la ragazza dei Giardini e la sua banda, potrebbero essere dietro l’angolo in ogni momento. «Io ho denunciato perché non voglio che quanto accaduto a mia figlia passi sotto silenzio. Ma chissà quante altre famiglie hanno lasciato correre» conclude la mamma.
Il tema è proprio questo. Lasciare correre, nascondere sotto il tappeto, o peggio ancora affrontare in maniera superficiale questo esplosivo fenomeno sociale, come purtroppo sembrano fare in certi casi, le istituzioni: scuola, assistenti sociali, forze dell’ordine, amministrazioni comunali, oratori, magistratura, famiglie e mass media. Ma non solo “loro”, perché come testimoniano i video, chi ha visto non ha fatto nulla: ha voltato la faccia di fronte a una realtà con cui tutti i cittadini lodigiani, genitori e non, devono purtroppo fare i conti.
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