Lodi: «Io “schiava” nel ristorante sushi»

La denuncia Una 30enne del Bangladesh denuncia condizioni di lavoro disumane in un locale. Il coraggio di ribellarsi insieme ai sindacati

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Lodi

«In 4 anni di lavoro non ho mai cambiato l’olio della friggitrice». Lo dice spontaneamente questa ragazza del Bangladesh, una trentina d’anni, che per ovvi motivi vuole rimanere anonima, ma che allo stesso tempo ha trovato la forza di denunciare una situazione lavorativa all’interno di un ristorante sushi all you can eat di Lodi più vicina allo schiavismo che ad un rapporto di lavoro degno di essere sottoscritto.

Niente 13esima né 14esima, niente malattia, niente ferie, pagamenti in nero, straordinari da centinaia di euro al mese riconosciuti sono per la metà della metà. E poi minacce neanche troppo velate, l’ordine di rimettere sul bancone un piatto già assaggiato da un cliente, e non da ultimo un vincolo capestro che legava ulteriormente la ragazza al suo datore di lavoro tramite una stanza datale in affitto, il cui costo però veniva detratto dalla già magra busta paga. Ma c’è di più dietro questa vita da incubo.

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