Lodi, il verde soffre: alberi morti anche in via Massena e all’Isolabella
CALDO I cittadini chiedono più attenzione al patrimonio arboreo
Lettura 1 min.In viale Rimembranze, una manciata di settimane fa, c’era stato anche chi, tra i residenti, aveva deciso di scendere in strada munito di tanica d’acqua. L’obiettivo era andare in soccorso dei nuovi esemplari messi a dimora nel filare dello storico viale alberato. Le segnalazioni però si ripetono, in punti diversi della città. Le ultime sono arrivate da Campo di Marte, dalla zona di via Borsellino in particolare, dove sono stati messi a dimore centinaia di essenze, molte oggi in sofferenze. Altri rilievi, con richieste di intervento, erano arrivate da via Montale, zona in cui si è lavorato nei giorni scorsi per allestire anche un nuovo punto d’acqua, in via Pace di Lodi, proprio funzionale alle attività di irrigazione. Oggi i fari sono puntati anche sulla zona dell’Isolabella: il panorama è simile, come simili sono le richieste di intervento, sempre per il patrimonio verde in sofferenza. E c’è invece si concentra sulle piante a dimora nell’area di via Massena, nel parcheggio strategico a servizio del presidio ospedaliero e tra i più frequentati della città, dove si sono concentrate ieri le attenzioni dei lodigiani di passaggio, ancora una volta per le condizioni degli alberi a dimora. Una serie di segnalazioni, tutte con un unico fine: chiedere interventi specifici di soccorso per alberi che rischiano di non superare l’estate da bollino rosso del 2026. Il Comune di Lodi fa sapere che la situazione è monitorata e che la criticità è «sistemica». Le nuove piantumazioni messe a dimora sono regolarmente oggetto di bagnature, ma nonostante questi interventi la sofferenza arriva comunque. In questa condizione, spiega ancora il Comune, anche i parassiti diventano più forti e creano quindi ancora più danni, facendo sì che gli esemplari siano aggrediti su più fronti da un sistema di stress poliforme. Per le piante messe a dimora di recente è prevista, negli accordi con gli operatori, la presa in carico per un periodo di tre anni, con annessa sostituzione degli esemplari che non sopravvivono.
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