Lodi, farmaci rivenduti come droga: «Un grosso giro»

OPPIOIDI In tribunale il farmacista che ha fatto scattate l’indagine del Nas: «Vendite cinque volte oltre la media»

Lettura 1 min.

«Sembrava un giro grosso, le vendite di un determinato farmaco contenente oppioidi erano arrivate a 25 scatole al mese, contro una media storica che non superava le 4 confezioni»: così ha testimoniato ieri in tribunale a Lodi uno dei farmacisti delle Comunali del capoluogo che all’inizio del 2021 aveva fatto esposti ai carabinieri territoriali e al Nas di Cremona, facendo scattare l’inchiesta su un traffico illecito di Delpagos, un antidolorifico contenente ossicodone) molecola derivata dalla morfina), e Lyìrica, principio attivo pregabalin, che secondo l’accusa era stato organizzato da un nucleo familiare di Sant’Angelo per guadagnare rivendendo i medicinali ai tossicodipendenti. Gli indagati originariamente erano 6, ad affrontare il processo per difendersi dalle accuse ora sono rimasti in 4, tutti italiani, dai 24 ai 56 anni, residenti tra il Lodigiano e il Pavese.

Secondo le indagini del Nas, sarebbero state acquistate illegalmente e rivendute sul mercato nero oltre 17mila pastiglie, tra l’autunno del 2020 e i primi mesi del 2021, per un possibile guadagno stimato in oltre 15mila euro. Alcuni degli imputati, secondo le accuse, basate anche sui filmati di sorveglianza di alcune farmacie, si presentavano con ricette (provenienti da ricettari rubati da chissà chi negli ospedali di Sant’Angelo e Vizzolo) sulle quali comparivano firme e timbri falsificati di altri medici, e acquistavano i medicinali «per un parente gravemente malato». E pagavano pochi spiccioli, perché gran parte del costo era a carico del Servizio sanitario nazionale, e quindi dell’Ats Città Metropolitana, che si è costituita parte civile.

«Ho scoperto che c’è chi usa quei due medicinali in combinazione per ottenere un effetto stupefacente - ha proseguito il farmacista -. Ad avermi insospettito è stato anche il fatto che i pazienti apparentemente beneficiari della prescrizione erano giovani, quando di solito antidolorifici e farmaci neurologici così potenti si utilizzano per anziani». I Nas un sabato si erano anche appostati nei pressi della farmacia dell’ospedale Maggiore perché una delle indagate era stata invitata a ritornare il giorno dopo per ritirare quanto richiesto. Ma non era arrivata. Un ortopedico di Milano ha poi ricordato la visita dei Nas nel suo studio: «Un anno prima avevo denunciato alla polizia il furto di un mio ricettario. Ma i carabinieri non erano stati informati e sono venuti a chiedermi conto di una trentina di “mie” ricette. Probabilmente mi ritenevano coinvolto. Ma poi ho guardato il timbro, dove c’era scritto “traumologia”, uno strafalcione, la firma, che non era la mia, e ho tirato fuori dal cassetto la denuncia. E i carabinieri hanno capito. Purtroppo, basta uscire un attimo dall’ambulatorio per un caffè e chiunque può rubare un ricettario».

Secondo l’accusa i medicinali venivano poi venduti nel Lodigiano, nel Sudmilano e perfino a Villanterio. Prossima udienza tra una settimana: le difese insistono per sentire tutti i numerosi testimoni e una delle tesi è che in realtà le pastiglie venissero assunte in quantità crescente dagli imputati, ormai dipendenti dagli oppioidi, e non spacciate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA