LODI Bambina nata morta, scatta un’inchiesta della Procura

Ieri la piccola è stata sottoposta ad autopsia, i risultati si conosceranno tra 60 giorni: la denuncia della zia

Lettura 2 min.

Lodi

Il corredo era già pronto, con i vestitini ricamati con il nome. Amelia. Mamma Larisa e papà Albert lo avevano scelto perché suonava così bene vicino a quello del fratellino Arthur di 3 anni, con cui avrebbe iniziato a giocare quanto prima.

E invece non ci sarà nulla di tutto questo. Ieri, la sorella della mamma, Elena, insieme alla figlia, hanno raccolto lacrime e dolore e hanno portato all’agenzia funebre Vismara di Lodi l’abito da “sposina” che Amelia avrebbe dovuto indossare il giorno del suo battesimo.

Adesso da organizzare c’è “solo” un saluto funebre, perché la piccola, alla 41esima settimana di gestazione, lo scorso 3 marzo è nata morta nel reparto di Ostetricia dell’ospedale Maggiore di Lodi.

La Procura della Repubblica di Lodi ha aperto un fascicolo contro ignoti per i reati di lesioni personali colpose e omissione di soccorso. Dall’Asst di Lodi ieri tramite l’ufficio stampa hanno spiegato di «non avere nulla da dichiarare» perché «non abbiamo nessun riscontro di nessun tipo, non siamo nelle condizioni di poter aggiungere nulla a quello che già la Procura sta affrontando».

Intanto, ieri alle 10 nel Dipartimento di medicina legale dell’Università di Pavia si è tenuta l’autopsia sul corpo della neonata: i risultati si conosceranno tra 60 giorni.

«Mi hanno detto che sono stati delicati» si consola zia Elena. È lei che ha deciso di chiamare la redazione per raccontare quello che è accaduto a sua sorella e a suo cognato, che da giorni vivono in un dolore inconsolabile. «Non abbiamo nemmeno nominato un avvocato, non vogliamo soldi da nessuno - tiene a precisare Elena -. Vorremmo solo che quello che ha toccato la nostra famiglia non debba accadere mai più a nessuno».

Quella di Larisa, 28 anni, origini moldave, è una gravidanza senza apparenti difficoltà. Durante la gestazione lei sta bene, si occupa della casa e della famiglia; il marito, nato in Romania, è un piastrellista. Si sono conosciuti in Italia cinque anni fa, il loro amore è nato qui, a Tavazzano hanno deciso di mettere su famiglia.

Alla 40esima settimana qualcosa non torna. Larisa ha mal di testa, nausea e pressione alta. Il 25 febbraio decide di rivolgersi al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore. Il marito Albert ha uno strano presentimento: per stare più tranquillo, prende la borsa già pronta per il parto. La visitano ma la rimandano a casa. Passano due giorni, il 27 febbraio la mamma si presenta in reparto per il controllo di routine, in vista dell’ormai imminente parto, fissato per il 3 marzo. «L’appuntamento doveva essere a mezzogiorno ma la dottoressa la chiama e le dice di andare alle 10 - spiega la sorella -; ma lei continuava a non stare bene. Ha implorato di farla partorire».

Le fanno un’ecografia ed è stato a quel punto che Larisa si è accorta che c’era qualcosa che forse non andava.

Arriva il 3 marzo, il giorno del parto fissato con la pratica dell’induzione. Ma il primo tracciato a cui viene sottoposta la donna nel letto della camera sembra già far emergere il tragico epilogo. Che poi si svela in tutta la sua drammaticità durante la successiva ecografia. «La bimba è morta, si è sentita dire mia sorella che ha iniziato a piangere e a urlare», racconta ancora la donna, subito corsa in ospedale per stare al suo fianco».

Alla fine, la mamma, anche a seguito delle rimostranze dei parenti, viene operata. «Amelia è stata con noi tre ore, mio cognato è riuscito a prenderla in braccio» dice Elena che ci mostra la foto della piccolina, una testolina già piena di capelli.

Poi la piccola salma viene consegnata all’agenzia funebre per la successiva autopsia e nel frattempo i famigliari chiamano la polizia di Stato per presentare una formale denuncia.

«Mia sorella non fa altro che piangere adesso - conclude Elena -. Lei si sentiva qualcosa in fondo al cuore: continuava a pregare Dio che si prendesse lei e non la sua piccolina». Ma alla fine non è andata così.

© RIPRODUZIONE RISERVATA