«Lodi, attesi sviluppi questa settimana
dagli esiti sull’omicidio Bolzoni»

Le indagini L’avvocato: «Gli esami del Dna non saranno decisivi, ma importanti»

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Lodi

Una settimana che potrebbe portare novità nello sviluppo delle indagini relative all’omicidio di Roberto Bolzoni. Per la morte del 60enne di San Fereolo, avvenuta con 35 coltellate tra faccia e collo, probabilmente la sera di domenica 16 febbraio, giorno stesso della sua scomparsa da casa, sono finiti in carcere, come indiziati, Roberto Zuccotti e il nipote Andrea Gianì. Le indagini dei carabinieri di Lodi e dei Ris di Parma, coordinate dalla Procura di Lodi e dalla dottoressa Laura Pedio, sono in corso.

«Ci attendiamo delle novità questa settimana - spiega l’avvocato difensore di quest’ultimo Alessandro Corrente -, avrebbero dovuto arrivare la settimana appena passata. Attendiamo gli esiti delle analisi delle celle telefoniche, delle telecamere, della copia forense dei cellulari, gli esami del Dna e gli esiti degli accertamenti non ripetibili. Domani (oggi, ndr) o nei prossimi giorni tornerò in carcere a parlare con il mio assistito. Andrea sta come chiunque sia in carcere da 20 giorni e si professi innocente. Devono ancora esserci degli sviluppi, in un senso o nell’altro. L’attesa logora. Le indagini continuano e questa settimana dovrebbero arrivare i primi riscontri. Non dipende certo da noi e nemmeno dalla Procura, ma dai tempi degli accertamenti dei Ris e di chi fa la copia forense dei telefoni. Noi e la Procura stessa possiamo solo sollecitare. Le indagini del Dna non saranno determinanti, ma importanti sì».

La sera della domenica 16 febbraio, intorno alle 23.30, quando la moglie di Bolzoni, cameriera nel ristorante Hong Kong della Martinetta, è rientrata dal lavoro, in casa c’era solo Messi, il cagnolino che faceva coppia fissa con il 60enne. Anche quel giorno Bolzoni, per tutti “Rambo”, era stato in giro con lui.

Aveva fatto tappa come il solito al Bar Seven dell’Albarola alla mattina: ogni giorno, da 15 anni, lo faceva, beveva il caffè, ma soprattutto chiacchierava con gli avventori e aiutava i gestori nelle incombenze quotidiane senza chiedere nulla in cambio. Poi era stato al bar Dosso di Lodi Vecchio dove era parso un po’ contrariato ai presenti e aveva raccontato di avere avuto una discussione con una persona. Gli ultimi momenti della sua giornata sono quelli più drammatici. Le telecamere della sala Snai di via Villani l’hanno ripreso mentre, intorno alle 17.30, saliva a bordo della sua auto, la Volkswagen Golf bianca, con Zuccotti, Gianì e Messi.

La sera però, alle 23.30, la moglie in casa ha trovato solo il cane. La mattina successiva ha denunciato la scomparsa dell’uomo alle forze dell’ordine e ha consegnato la sua foto al «Cittadino» per avere una mano da tutti nella ricerca del coniuge. Il suo vecchio amico e allenatore di biliardo Luca Greco, sperando di avere una risposta, ha iniziato a mandargli dei messaggi: “Dove sei finito, ti stanno cercando tutti”. Il giorno dopo, il martedì 18, intorno alle 13.30, è stata la stessa moglie Anna Liyubin, a fare l’amara scoperta. L’auto del marito era parcheggiata in piazza Omegna, dove la metteva di solito, ma in uno stallo diverso. L’uomo era a bordo, dal lato del guidatore, in un bagno di sangue. Le ricerche partite immediatamente hanno portato al fermo di Zuccotti, già noto alle forze dell’ordine per reati di spaccio e furto, e del nipote 29enne. Quest’ultimo ha dichiarato di essere innocente, mentre lo zio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Durante le indagini sono stati ritrovati, in un tronco, a pochi passi dall’abitazione di Gianì, in via Precacesa, il cellulare di Bolzoni e il suo portafoglio contenente la chiave di una macchina. Restano da trovare l’anello e la collana d’oro, ma soprattutto il coltello con il quale Bolzoni è stato ferito e ucciso

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