(Foto di Ribolini)
RESPONSABILITÀ In occasione del nuovo anno giudiziario il procuratore cita il caso della discussa opera abbattuta dopo soli 3 anni
Lettura 1 min.Un progetto ambizioso, nato per lasciare un segno d’arte e bellezza in vista di Expo 2015, finito in modo traumatico. Tra crolli ripetuti, incendi e demolizioni, che hanno scritto, a puntate, la parole “fine” alla storia. Quel che resta dell’ex cattedrale vegetale di Lodi, oggi, è il disegno sbiadito, impresso nel prato, solo da alcune delle querce messe a dimora all’interno delle 108 colonne dell’opera. E ora anche un’ipotesi di danno erariale. Proprio l’ex cattedrale Vegetale di Lodi, oggi, riaffiora nella relazione del Procuratore regionale della Corte dei Conti della Lombardia Paolo Evangelista, diffusa per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026. Il capoluogo lodigiano, e la vicenda dolorosa e discussa della cattedrale vegetale ispirata all’opera dell’artista lodigiano Giuliano Mauri, viene citato nell’ambito della relazione, per riepilogare gli esiti dell’attività di indagine della Procura regionale presso la sezione giurisdizionale per la Lombardia sul percorso che ha portato al disfacimento dell’opera a pochi anni dalla realizzazione e senza che potesse essere fruita per il tempo che era stato previsto dai cittadini, lodigiani e visitatori.
Il caso di Lodi viene citato, tra le fattispecie significative di responsabilità amministrativa per danno erariale individuate nel 2025, rimarcando anche, fino a sentenza definitiva, costituiscono «mere ipotesi accusatorie della Procura che devono trovare poi il riscontro da parte del Collegio giudicante». La vicenda della cattedrale vegetale è citata come esempio di danno per la realizzazione di un’opera pubblica inutilizzabile. «La responsabilità per un danno al Comune di Lodi di 229.144,85 euro è stata contestata - si riepiloga nella relazione - al responsabile unico del procedimento/progettista/direttore dei lavori e al Responsabile della validazione e verifica progettuale, a seguito della realizzazione di un’opera pubblica (“Cattedrale vegetale”) che subiva il collasso parziale delle colonne lignee ed è risultata inutilizzabile sin poco dopo l’ultimazione dei lavori».
La Procura, assistita da una consulenza tecnica, ha riscontrato «gravi errori inescusabili dei convenuti a cui è stato imputato il rilevante danno cagionato all’amministrazione comunale, che si è vista costretta ad abbattere l’opera pubblica dopo soli 3 anni dalla sua realizzazione, a fronte della durata prevista dell’opera di 20 anni».
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