In viaggio sul Grande Fiume, dopo la lunga estate della siccità

Il videoreportage Ecco come sta il Po all’indomani della secca di Ferragosto

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L’estate “nera” del grande fiume. Che dopo la storica secca di Ferragosto ora torna a respirare. Ma la crisi non sembra ancora del tutto passata.

Siamo tornati sul fiume, questa volta in compagnia di chi questo corso d’acqua lo vive praticamente tutti i giorni, tra lotta al bracconaggio e controllo del territorio.

Il grande fiume osserva la pianura ancora assetata e rinsecchita, nonostante le piogge delle ultime ore, e riflette le contraddizioni di una stagione difficile. Tra il 18 e il 19 agosto i rilevamenti toccavano il fondo, sfiorando un livello negativo di 9 metri rispetto alla media di stagione; nei giorni successivi il Po ha iniziato una timida risalita, stabilizzandosi tra i meno 6 e i meno 7 metri, fino al meno 7,07 registrato il 25 agosto. Ma la fotografia della situazione idrica non appare ancora del tutto nitida.

«L’inverno mite ha lasciato strascichi pesanti, rievocando i fantasmi della forte siccità del 2003 - racconta Davide Bellani, guardia ittica dell’Alpd -. Per sostenere le attività agricole nel Cremonese si è reso necessario l’uso delle idrovore, a testimonianza di quanto l’acqua resti il vero “oro blu”, linfa vitale per l’intero ecosistema». Al momento del nostro viaggio, il livello mostra portate solite di stagione e un recupero temporaneo di circa 2 metri: una vera manna per le attività economiche, anche se l’acqua appare stranamente limpida con temperature ancora elevate.

Infatti, se le ultime precipitazioni hanno portato evidenti benefici per i laghi lombardi — con il Maggiore e il Como che hanno recuperato centinaia di milioni di metri cubi permettendo di sostenere l’irrigazione —, la stabilità del bacino principale rimane precaria. L’Autorità di Bacino ha infatti confermato lo stato di severità idrica alta. Accanto all’emergenza climatica si consuma la battaglia per il presidio del territorio.

Andrea Villa, coordinatore vigilanza Fipsas Piacenza, garantisce turni infrasettimanali contro il bracconaggio per contrastare chi usa strumenti illeciti. «La fauna autoctona è stretta in una morsa: da un lato le specie alloctone invasive come il siluro, dall’altro gli uccelli come cormorani e ibis che approfittano dei pesci in difficoltà nelle pozze prosciugate per farne strage, rendendo urgenti le campagne di contenimento».

Insomma, il viaggio lungo l’asta del Po racconta una fragilità strutturale dove ogni pioggia è una boccata d’ossigeno, ma la salvaguardia dell’ecosistema richiede attenzione costante, vigilanza e una gestione lungimirante della risorsa più preziosa.

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