In via Volturno un muro di 500 anni «Documentiamo tutto e valutiamo»

LODI SEPOLTA Il funzionario della Soprintendenza: «Già altri ritrovamenti sotto la città»

«Potrebbe trattarsi di una muratura realizzata tra il 1500 e il 1700»: il funzionario archeologo per Provincia di Lodi, Oltrepò mantovano e Comune di Asola Simone Sestito della Soprintendenza all’archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Cremona, Mantova e Lodi Simone Sestito avanza una prima ipotesi sul tratto di muratura ritrovato questa settimana sotto un marciapiede di via Volturno, nel centro di Lodi, durante lo scavo per collegare al teleriscaldamento il palazzo al civico 25. L’operazione, così come l’intera posa delle condutture del teleriscaldamento cittadino, è stata eseguita con l’assistenza di società specializzate, in costante contatto con la Soprintendenza. Mercoledì, non appena l’escavatore ha riportato alla luce un mattone con cottura da fornace, lo scavo è stato portato avanti manualmente e quindi una specialista della ditta Ra.Ga Srl di Como ha ripulito meticolosamente il reperto, ha scattato fotografie con riferimenti dimensionali e ha tenuto nota dell’esatta posizione per poterlo collocare cartograficamente.

«Stiamo compiendo ulteriori verifiche e si cercherà anche di capire l’estensione del manufatto – prosegue il dottor Sestito -. In archeologia nulla è irrilevante, ma credo che in questo caso ci troviamo di fronte a una fattispecie ordinaria. È un unico corso di mattoni, che delimitava la carreggiata, probabilmente più stretta di oggi e senza marciapiedi, oppure un edificio che poi è stato demolito. Una costruzione post medioevale o di età moderna. Attorno ai mattoni non abbiamo trovato reperti, ma ci sono alcuni ciotoli di fiume, forse provenienti da un antico selciato della strada. Sarà possibile un primo raffronto con antiche mappe catastali, che sono una risorsa: ad esempio, tra gli attuali “gif” e il Catasto Teresiano raramente troviamo imprecisioni superiori a un metro, e questo è notevole. Non ci stupisce che questo muro, che potrebbe essere stato innalzato con argilla tra un mattone e l’altro, come si usava all’epoca, appaia realizzato con cura». Probabilmente, se non si troveranno altre soluzioni per allacciare l’edificio al teleriscaldamento, alcuni mattoni saranno rimossi e conservati, assieme alla documentazione dello scavo, nei magazzini della Soprintendenza. Il resto rimarrà sotto il marciapiede. «Con questi scavi stiamo acquisendo tante informazioni che sono a disposizione degli studiosi, la finalità è di arrivare a pubblicazioni che diventano quindi fruibili a tutti - conclude Sestito -. Ma un domani potremo anche valorizzare quanto ritrovato negli scavi a Lodi, e il teleriscaldamento ha portato alla luce molte situazioni, in una mostra o in una sezione museale. Le città si evolvono e bisogna conciliare le attuali esigenze con la conservazione quantomeno della conoscenza del passato, a meno che non emergano reperti di valore, che impongono scelte diverse».

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