IL PAPA A SANT’ANGELO La gioia di una comunità, un tesoro da custodire
LA STORIA La richiesta durante l’ultimo pellegrinaggio diocesano
Lettura 2 min.Quando, lo scorso febbraio, è stato annunciato il viaggio apostolico di Papa Leone a Pavia, nessuno lo ammise apertamente, ma nella diocesi di Lodi, tutti, almeno per un fugace istante, ci hanno pensato: potrebbe allungare la strada, soltanto di pochi chilometri, per venire a rendere omaggio a santa Cabrini. Anche sul “Cittadino”, all’epoca, si era parlato di questa speranza, “difficile, ma non impossibile”, che il Pontefice potesse approfittare del viaggio in Lombardia per una breve tappa anche a Lodi. Ma no, si diceva - anche tra gli addetti ai lavori -, i protocolli sono troppo rigidi, i tempi sono troppo stretti, e tutte le diocesi hanno i loro buoni motivi per chiedere al Papa di fare una piccola tappa da loro. Eppure, tra tutti i buoni motivi, a vincere è stata la devozione per una santa unica come Francesca Cabrini che evidentemente, per chi ha fede, un secolo dopo la propria morte è ancora generosa dispensatrice di grazie.
Per chi ha fede. D’altronde, è proprio la fede che chiama a “sperare contro ogni speranza”, e quindi ad alimentare anche quella speranza “difficile, ma non impossibile” che il Papa potesse venire nella diocesi di Lodi. La richiesta era stata consegnata direttamente nelle mani del Papa durante l’ultimo pellegrinaggio diocesano, timida richiesta nella consapevolezza che gli impegni del Pontefice sono tanti e che purtroppo la situazione del mondo lo chiama a un impegno straordinario, nella preghiera e nell’annuncio instancabile a tutti i popoli della radice di pace che anima il Vangelo.
Eppure, nel silenzio, qualcosa si muoveva. Prima di tutto, nel cuore del Papa. Tanto che, secondo quanto è stato comunicato al vescovo Maurizio, la visita lodigiana è stata richiesta espressamente da Leone, che di sua volontà ha chiesto ai collaboratori di allungare il tragitto per incontrare tutti i lodigiani e, in particolare, quella donna lodigiana con cui ha un legame che arriva da lontano. Entrambi, infatti, sono legati alla città di Chicago, dove Robert Prevost nacque, e dove santa Cabrini salì al cielo; entrambi hanno vissuto la vocazione missionaria, al servizio degli ultimi, lontano da casa, “per il mondo”, come recitava il titolo di una Lettera pastorale del vescovo Maurizio nel 2017 a cento anni dalla morte. In quella lettera, si chiariva come la storia missionaria della Chiesa sia tornata al punto in cui era cominciata, “con persone che si sono messe a camminare lungo la via. E sulla strada capita di tutto. Soprattutto, ci sono tanti incontri casuali con le persone, tanti volti di cui non si sospettava nemmeno l’esistenza. Sono tutti uomini e donne tenacemente amati da Dio”. La missione - spiegava allora monsignor Malvestiti - non è quindi una “campagna di marketing”, ma è la capacità di valorizzare questi incontri trasformandoli in relazioni piene, alimentate dall’annuncio della buona notizia.
Per costruire relazioni non servono sempre grandi discorsi, non servono lunghi sermoni: basta uno sguardo di empatia, basta un sorriso di condivisione, una parola di gratitudine o un saluto sincero.
Non c’è bisogno di scomodare l’episodio evangelico di chi sfiorava il mantello di Gesù sperando nella grazia, è sufficiente ripensare all’ultima visita di un Pontefice a Lodi. Nel 2022, lavorando allo speciale per i trent’anni dalla visita di san Giovanni Paolo II a Lodi - a proposito, capiterà lo stesso giorno, il 20 giugno -, sono rimasto colpito da quanto il ricordo di quei giorni fosse ancora indelebile in chi li ha vissuti. Qualcuno fa un po’ confusione, ovviamente: era venuto prima qui, no prima a Caravaggio, aveva parlato in piazza, aveva detto la Messa o i Vespri. Non è quello, l’importante: quello può ammuffire negli archivi dei giornali. L’importante è ricordare il volto di quell’uomo che non si arrese alla malattia (pochi giorni dopo fu operato per un calcolo renale) pur di incontrare la sua gente, oppure il discorso che pronunciò per una politica al servizio della persona, o ancora lo sguardo appassionato quando incrociava gli occhi dei giovani, l’emozione delle sorelle del Carmelo, la sua mano benedicente, il suo abbraccio alla folla, la profondità della sua preghiera.
E così, anche la visita di Papa Leone sarà breve, purtroppo, ma non sarà certo superficiale. Perché sarà l’occasione per ciascun fedele di portare con sé un gesto, uno sguardo, una preghiera, anche una sola parola. Per chi ha fede, diventerà come un tesoro da custodire nel cuore, che alimenterà la vicinanza con il successore di Pietro e con tutta la Chiesa, che si trasformi in una vicinanza a Dio, agli altri e a se stessi .
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