Il maxi cantiere del ponte sull’Adda: incentivo pubblico di 240mila euro se l’azienda appaltatrice concluderà i lavori in anticipo

Lodi Scartata l’ipotesi di una corsia aperta per ragioni di sicurezza, si punta ora ad accelerare i tempi

Lodi

«I 180 giorni di chiusura del ponte non sono qualcosa di scolpito nella pietra». Sono, questo sì, «un’ipotesi concreta e realizzabile, su cui ci siamo già confrontarti con l’impresa». Per arrivarci, serve un’organizzazione del lavoro specifica da parte dell’impresa che comprima i tempi, e servono altre risorse, circa 240mila euro, con cui finanziare il premio di accelerazione, che spetterebbe proprio all’impresa a risultato raggiunto. L’incognita-tempi è uno degli elementi emersi dal consiglio comunale di giovedì sui lavori AIPO per la nuova arcata al ponte Napoleone Bonaparte.

In aula giovedì sera nel consiglio comunale di Lodi per l’illustrazione i tecnici di AIPO e di Regione Lombardia, che hanno sviscerato tutti gli ambiti di intervento e le modalità dell’operazione destinata ad avere un impatto significativo sul capoluogo per la chiusura prolungata al traffico del viadotto. Massima, come chiarito a più voci, l’attenzione ai tempi delle lavorazioni, nella consapevolezza dell’impatto e la portata di una misura che, in assenza di alternative interne alla città, taglierà in due il capoluogo.

Per scongiurare questo effetto, come ha chiarito il sindaco Andrea Furegato, era stata già stata richiesta dall’amministrazione comunale la possibilità di mantenere almeno una corsia aperta durante i lavori, anche solo per gli orari di punta. Ipotesi scartata per ragioni di sicurezza, considerato che le lavorazioni più impattanti toccheranno proprio l’asse viario di via X Maggio.

L’apertura della campata in sponda sinistra, che sarà seguita poi dall’apertura del ramo secondario dell’Adda per aumentare la capacità di deflusso del fiume su quel lato, si otterrà - tecnicamente, come ha spiegato il progettista, ingegner Silvio Rossetti - realizzando un “buco” da 8 metri, andando a modificare il ruolo dell’attuale spalla del ponte che diventerà un nuovo pilone in alveo, per realizzare un’altra spalla otto metri più in là. Una realizzazione in cemento armato, che però necessita - per garantire la tenuta del ponte - di palificate sul piano strada, motivo per cui bisogna chiudere la viabilità. I tempi erano inizialmente stimati in 550 giorni, un lasso di tempo considerato «non sostenibile per la comunità».

E per questo si sta lavorando a una variante. Come ha spiegato La Montagna, la variante tecnica servirà per mettere nero su bianco una modalità esecutiva alternativa che permette già di comprimere i tempi di chiusura a 240 giorni - in sostanza si procederà a realizzare le palificate sulla spalla attuale e quella futura, su cui sarà realizzato il “piastrone” che sarà l’impalcato della nuova campata e solo poi si procederà a scavare sotto, riaprendo già la viabilità - , con un costo stimato di 150 mila euro, sostenuto però dai ribassi di gara. L’altra variante è di natura organizzativa, in capo all’impresa, che potrà ottenere un premio di accelerazione - da 240 mila euro - arrivando a comprimere i tempi a 180 giorni.

«Si andrebbe a prelevare una quota parte dalla fase III di intervento, quello di riapertura del ramo secondario dell’Adda, per finanziare il premio di accelerazione - ha spiegato Roberto Cerretti, direttore dell’unità organizzativa Difesa del suolo e gestione delle attività commissariali di Regione Lombardia - : la grandissima passione vista questa sera deve responsabilizzare ancora di più chi è in campo per realizzare l’opera, perché non possiamo permetterci ritardi, soprattutto nella fase di chiusura del ponte».

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