Il Maggiore escluso dai centri per la patologia dell’aorta
SANITÀ Una delibera della giunta regionale cancella l’attività di 22 ospedali lombardi, Lodi compreso
Lettura 2 min.L’ospedale di Lodi escluso dai centri per la patologia aortica, scatta la protesta. Una delibera di giunta, proposta dall’assessore regionale al welfare Guido Bertolaso, che entrerà in vigore l’1 gennaio 2027, rischia di cancellare anni di storia del reparto di chirurgia vascolare dell’ospedale Maggiore. I centri che sono stati autorizzati ad operare i pazienti con un’aneurisma dell’aorta sono quelli che effettuano almeno 30 interventi all’anno. Numeri che di fatto, tra l’altro, l’ospedale di Lodi raggiunge: a volte li supera, a volte si avvicina. I numeri considerati per la delibera, però, quelli di Agenas, sono stati registrati con una modalità differente e, secondo quanto emerso al momento, non renderebbero ragione della reale attività. Nel 2024 per esempio, Agenas conteggia 14 operazioni di questo tipo, mentre ne sarebbero state eseguite 31.
Per gli interventi più complessi, l’Asst di Lodi ha già da tempo una convenzione con Niguarda e il San Matteo di Pavia, ma per quelli ordinari è addirittura punto di riferimento per l’Asst di Melegnano e della Martesana. I pazienti di Melzo e Melegnano vengono inviati per gli interventi nella chirurgia vascolare di Lodi. Con questa nuova delibera, approvata in agosto, invece, anche gli interventi di chirurgia vascolare ordinaria, non potranno più essere effettuati. I pazienti andranno a gonfiare le liste d’attesa dei grandi ospedali. Trattandosi di patologie tempodipendenti, per non aspettare, a quel punto, saranno costretti a rivolgersi al privato. Il depauperamento del territorio rischia, insomma, di creare disagi alla popolazione e depauperare la struttura: i giovani medici saranno invogliati ad andare a lavorare nei centri dove possono effettuare tutti i tipi di interventi per poter crescere professionalmente.
Nella nuova “rete della chirurgia vascolare”, stesa in agosto da alcuni primari dei centri lombardi, sono stati esclusi 22 ospedali. Sono inclusi, invece, il San Raffaele, Poliambulanza e Spedali civili di Brescia, Niguarda, San Matteo, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il policlinico San Donato, l’ospedale Civile di Legnano, l’Humanitas, il Monzino, il Policlinico, l’ospedale di Varese, Lecco e Mantova, quello di Monza, il Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano e MultiMedica di Milano. Chi fa parte di questo gruppo, quello A, potrà trattare l’intero spettro delle patologie dell’aorta, comprese quelle più complesse. Nel gruppo B, rientrano, invece, i centri che possono trattare la patologia dell’aorta addominale come il San Carlo di Milano, l’istituto di cura città di Pavia, l’ospedale di Busto Arsizio e di Como. Nel gruppo C, invece, rientrano l’ospedale di Cremona e di Sondalo che pur non raggiungendo i 30 interventi all’anno sono in “territori caratterizzati da particolari condizioni geografiche e maggiori tempi di percorrenza verso altri centri”. Per il presidente dell’ordine Massimo Vajani si tratta di una «scelta incomprensibile. La chirurgia vascolare di Lodi ha sempre lavorato bene - commenta il medico -, non si capisce che senso abbia definire il limite di 30 e in ogni caso il parametro numerico: bisogna considerare invece, la qualità. La nostra chirurgia vascolare funziona bene e noi medici di base abbiamo il polso della situazione, non ho mai ricevuto alcuna lamentela dai miei pazienti. Se arriva un malato in pronto soccorso bisogna trasferirlo altrove? L’aneurisma dell’aorta è una patologia grave. Non si può aspettare ad intervenire. Se l’aneurisma si rompe il paziente va incontro al decesso. Ci troviamo di fronte a una incongruenza. Perché bisogna tagliare un ramo che è più che verde in un ospedale di provincia? Mi auguro che l’assessorato ci ripensi. Che senso ha? Se fai 29 interventi sei escluso e non sei all’altezza di proseguire? Capisco che si centralizzino gli aneurismi del torace, perché servono delle caratteristiche ulteriori, ma per la patologia addominale non capisco proprio. Questo è un fulmine a ciel sereno». I centri esclusi stanno preparando delle relazioni da presentare in Regione con dei dati ulteriori, a partire dalle linee guida diverse rispetto all’identificazione tra il numero 30 e la qualità dell’attività svolta. Evidenziando che la direttiva non va nella direzione di avvicinare la medicina alla gente.
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