Il giuramento di Sara Paparella,
la più giovane avvocata del foro

SAN COLOMBANO La 26enne si è diplomata al liceo Gandini a Lodi e si è laureata a Milano

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«Tutti i giorni vivi con la “legge”. Vai a prenderti un caffè al bar e fai un “contratto”». Bisogna avere macinato trenta esami di diritto ed essere avvocato, per fotografare il piacere espresso di una tazzina di caffè come una “compravendita”. Sara Paparella lo è diventata il 12 giugno scorso, quando ha prestato giuramento davanti al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lodi in tribunale. La più giovane del foro laudense. Ventisei anni, di San Colombano al Lambro, l’avvocato Sara Paparella è una “sprinter senza saperlo”, perché se le domandi com’è riuscita nell’impresa, risponde con la naturalezza di chi non poteva fare che quello. «Sicuramente non sono un genio – dice spiazzante -. Penso che nelle cose ci voglia costanza e pazienza. Non sono una persona che si pone degli obiettivi e fa di tutto per raggiungerli, vivo alla giornata e l’ho fatto anche all’università. Mi piace sicuramente studiare e sono molto curiosa, ma non sono sicuramente quella che prende il voto più alto o che studia di notte».

Resta il fatto che il curriculum è da record: laurea il 29 marzo del 2023 all’Università degli Studi di Milano, iscrizione all’Albo degli avvocati praticanti nell’aprile dello stesso anno, esame scritto il 10 dicembre 2024 e orale il 16 maggio 2025. Et voilà. Quanto alla scelta della facoltà è un po’ questione di Dna e poi di passione per le cose del mondo. «Giurisprudenza l’ho scelta perché penso sia nella quotidianità di tutti, cioè ogni giorno c’è la legge nelle nostre vite – osserva -. Io ho fatto il liceo scientifico (il Gandini ndr), quindi non avevo mai studiato diritto, ma la scelta è nata anche un po’ perché i miei genitori mi hanno sempre detto “secondo me tu potresti fare l’avvocato”, per il mio carattere un po’ litigioso». Non che se lo fosse prefissata però. Secondo la filosofia del “qui e ora”, che l’avvocata Paparella professa con franchezza: «Ho deciso di fare l’avvocato il giorno dopo in cui mi sono laureata, perché proprio per il fatto che che vivo alla giornata, appena decido una cosa la faccio – prosegue -. Inizialmente pensavo di andare a lavorare in azienda, mi dicevo “voglio una cosa sicura”. E letteralmente il giorno dopo la laurea, dovendo iscrivermi entro aprile per poter essere in corso e fare l’esame, mi sono detta che dovevo provarci. Mi sarei pentita se non l’avessi fatto e quindi la motivazione è stata un po’ questa, nel senso che non ho quelle risposte del tipo “voglio difendere le persone”. Semplicemente è una cosa che mi sarebbe piaciuta per come sono fatta caratterialmente e in più è una materia che mi piace e facendo l’avvocato riesci a viverla appieno, rispetto a un lavoro in un’azienda, dove magari fai sempre la stessa cosa». Anche l’eterno dilemma tra penale e civile, la 26enne lo risolve così: «Volevo fare la pratica in penale, poi sono entrata nello studio degli avvocati Michele Pizzi e Mauro Salvalaglio che fanno solo civile e ho fatto quello. Ma sono già iscritta al corso biennale per diventare difensore d’ufficio».

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