Il colonnello Alberto Cicognani: «Sono grato al territorio lodigiano, lascio un comando al passo coi tempi». Oggi prende servizio il suo successore

L’intervista Il comandante provinciale dei carabinieri era arrivato nel 2022 e andrà a Milano

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Lodi

Il colonnello Alberto Cicognani lascia dopo quattro anni la guida del comando provinciale dell’arma dei carabinieri di Lodi. Lunedì 7 settembre assumerà l’incarico di capo ufficio del personale del comando interregionale Pastrengo a Milano. Al suo posto, a Lodi, prenderà servizio il colonnello Emanuele Leuzzi.

Colonnello Cicognani, lo scorso giugno, in occasione della Festa dell’Arma, lei si è congedato dal nostro territorio dicendo di essere stato accolto come un figlio, cosa intendeva dire con quelle parole?

«Che sono grato a questa provincia perché, dalle istituzioni alla gente, a Lodi ho trovato l’accoglienza di un figlio, di un fratello, di un amico, fin da subito. Vede, per noi è complicato perché arriviamo da fuori, ci dobbiamo calare in una realtà che funziona, che è già in corsa, dove le persone si conoscono da una vita, magari sono state a scuola insieme e sanno vita, morte e miracoli di ciascuno. Se mi sono trovato bene è solo merito vostro, merito anche del «Cittadino», merito delle persone con cui ho avuto il piacere e la fortuna di lavorare, dei carabinieri che ho incontrato su questo percorso. Provo un profondo senso di gratitudine».

È arrivato da comandante provinciale nel 2022 e in quell’occasione aveva svelato di aver passato un mese a Lodi nel 1999 durante il tirocinio: conferma oggi la descrizione che diede allora di una città bella e piena di storia?

«Sì, Lodi è così. È una bella realtà, tranquilla, con una qualità della vita ottima ma tanto lavoro per noi, perché il fatto che ci sia un’ottima qualità della vita non vuol dire che non succeda nulla. È una città ricca di storia, affascinante, e questo è uno stimolo per il nostro lavoro. È stato un piacere trascorrere quattro anni a Lodi».

Cosa significa fare il comandante provinciale in un territorio piccolo come la provincia di Lodi? Quanto contano le relazioni?

«Sono fondamentali. Noi viviamo di relazioni. Se non ne avessimo, con le persone, con il territorio, non potremmo fare il nostro lavoro, non potremmo rendere servizio al cittadino. In questi anni abbiamo cercato di intessere relazioni, l’ho fatto io personalmente e lo ha fatto la mia squadra, penso e spero si sia colto lo sforzo per cercare un contatto con la gente, che peraltro è uno dei modi per fare sicurezza».

Sempre in occasione della Festa dell’Arma di giugno ha indicato come il numero dei reati perseguiti a Lodi sia in crescita. Come sta cambiando il territorio?

«È vero, è in crescita, ma è una crescita minore rispetto alla media nazionale. Questo è positivo ed è merito non solo dei carabinieri e in generale delle forze dell’ordine, ma anche dell’impegno della gente, perché è un lavoro d’insieme».

Preoccupano i reati minorili e peraltro l’età di chi li commette si sta progressivamente abbassando. Che quadro si sente di tratteggiare?

«Purtroppo è un fenomeno che sta crescendo e che ha bisogno di essere affrontato anche a livello centrale, non per dare più strumenti, ma per trovare quelli corretti. Alcuni strumenti già esistono, il problema è che sono calibrati su una realtà che è diversa da quella di oggi. Io non sono per l’allarmismo, però i fatti accadono e devono avere una risposta».

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