(Foto di Ribolini)
ALLARME SOPPRESSIONE La Provincia si appella ai parlamentari locali: «Perdiamo un servizio»
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Nel corso del 2025, secondo la banca dati della giustizia tributaria, sono state emesse 120 sentenze a Lodi - in crescita nell’ultimo triennio - , per un importo complessivo del valore delle controversie di 12 milioni 266 mila euro. Che, evidentemente, non bastano per tenerla in vita. E così la Corte Tributaria di Primo Grado di Lodi, rischia la soppressione, e l’annessione con Milano, insieme ad altre 21 delle 103 corti esistenti in Italia.
«La perdita di questo fondamentale servizio rappresenterebbe un grave impoverimento per il territorio della Provincia di Lodi, che sarebbe opportuno scongiurare» è l’appello formulato nelle scorse ore in una missiva, indirizzata ai tre parlamenti di riferimento del territorio, gli onorevoli Lorenzo Guerini (Partito Democratico), Fabio Raimondo (Fratelli di Italia) e Valentina Barzotti (Movimento 5 Stelle), dal presidente della Provincia di Lodi Fabrizio Santantonio.
L’obiettivo della lettera indirizzata ai parlamentari è proprio mettere in luce le «gravi ripercussioni per il Lodigiano» dell’ipotesi di revisione dell’organico delle Corti Tributarie di primo grado, prevista dalla riforma dell’ordinamento della giustizia tributaria, messa a punto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla base di alcuni criteri e con uno scopo, come rileva la Provincia di Lodi, «esclusivamente economico, funzionale e di riduzione dei costi», in base al fatto che tra i parametri di sostenibilità viene indicata la soglia dei 280 ricorsi all’anno. Dalla banca dati della giustizia tributaria, come rilevato ancora dal presidente della Provincia, è possibile individuare solo informazioni sulle sentenze emesse che, a Lodi, nell’ultimo triennio registra una costanza crescita fino alle 120 del 2025 per un importo complessivo delle controversie di oltre 12 milioni di euro.
«La razionalizzazione recata dal riordino della “geografia” delle Corti - sollecita ancora la Provincia - rappresenta un cambiamento radicale di paradigma della giustizia tributaria, in cui l’esercizio del diritto alla difesa del contribuente viene disciplinato in base al numero di ricorsi annui, senza alcuna valutazione di carattere sociale e territoriale. In sostanza, se una Provincia non genera abbastanza contenzioso, perde il diritto ad avere un presidio di legalità fiscale sul proprio territorio, obbligando professionisti e contribuenti a spostamenti che possono incidere significativamente sui tempi e sui costi della difesa legale, sino a produrre persino un effetto di dissuasione dal ricorrere contro gli atti dell’Amministrazione Finanziaria per valori di controversia che possono risultare inferiori alle spese di giudizio». La formalizzazione del riordino, tramite decreto ministeriale, è attesa in estate; motivo per cui si chiede ai parlamenti di avviare accertamenti «verificando la possibilità di intervenire». Comunicazioni dello stesso tenore, sempre per sollecitare azioni, sono state inviate anche ai presidenti degli Ordini degli Avvocati e dei Commercialisti.
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